Le soddisfazioni non arrivano per caso, son lì e te le devi prendere da solo.


On Air, Amy Winehouse che mi dice i numeri del superenalotto.

<<TROIA!>>

Urlai! Con tutta la mia rabbia, dal finestrino della mia auto, ad una ragazza ferma per strada. Per parcondicio avrei dovuto anche urlare <<Macellaio!>> al macellaio del paese, <<Farmacista!>> al farmacista del paese… <<Barista!>>, <<Giornalaio!>>,  <<Panettiere!>>… Ma di notte i negozi son tutti chiusi. Ah, che soddisfazioni…

<<TROIA!>>

Non è comunque l’unica soddisfazione della giornata. Ho corso venticinque minuti di fila stasera,  non perchè la troia mi stesse seguendo, ma solo per dimagrire. Ho corso senza perdere fiato, senza perdere le gambe, ne avevo ancora sapete? Ma stava arrivando il buio e non mi andava di restarci troppo nelle campagne padane. Magari domani incomincio prima, così vedo fino a dove riesco ad arrivare. Per voi venticinque minuti di corsa non sono niente, ma io in 28 anni non ho mai corso così… Non ho mai corso proprio! L’operazione “SPACCACULI” procede bene, dieta e movimento aiutano alla grande ed io mi sento più forte, non cedo alle tentazioni, anche se son circondato…

Tornato dalla corsa entro in casa per cena, una puzza di fritto danza dalla cucina al cortile, la Gerry ha asfaltato la tavola di affettati e pesca chili di gnocco fritto con un retino dal “laghetto friggitrice”… Ma che vi ho fatto di male io?!?! Non cedo alle tentazioni perchè ormai son bravo, ma… Che vi ho fatto di male io?!?!

Vabbè pazienza… Io me ne frego e fischietto, mentre faccio sparire tutta la carta igienica che c’è in casa e la sostituisco con la carta vetrata.

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Ciao Samuel!!!


Ho appena controllato i numeri e non ho vinto un cazzo! Forse l’universo vuole che io vinca cifre superiori… E così sia…

Ieri dovevamo andare a sentire i Motel Connection al Magnolia, eravamo tutti carichi sin dal pomeriggio. Ceres su Ceres fomentavano questa allegria e la tramutavano in delirio, fin quando, il cielo, non ha deciso che doveva piovere. Allora chiamo Hell e Teo e mandiamo tutto all’aria, non è possibile andarli a sentire sotto la pioggia, sarebe stata una puttanata assurda… Io ed Hell optiamo per il cinese, ma prima, ancora qualche birra per dilatare lo stomaco e farci stare spaghetti di riso, spiedini di pollo e anatra in spezie varie…

Birra cinese! Un’altra birra cinese e giro di grappini finali che offrono quelli della casa, e noi ne beviamo aiosa… Usciti dal ristorante, dopo aver riempito pancia e svuotato portafogli, ce ne torniamo al paesello, al bar di ritrovo e li beviamo ancora, decidendo, dato che il tempo s’è fatto bello, che i Motel Connection erano cosa da fare!

Andiamo al Magnolia, io nel tragitto stranamente mi addormento, entriamo gratis grazie ad un amico di Mara (GRAZIE MARA!), quindi investo i dieci euro dell’ingresso in due bei grassi grossi cuba libre. Siamo carichi ormai e vogliamo sentire i Motel Connection, ma sul palco sta suonando un imbranato mai visto prima… Samuel è già sotto uno stand di magliette a fare foto e autografi! Ci avviciniamo, Teo e Mara fanno la foto poi, non prima di averlo salutato (con il pugno) gli chiedo se vuol fare una foto anche con me… Lui nella sua grande umanità dice, CERTO, indicando Hell, PERO’ VOGLIO ANCHE LUI NELLA FOTO!!! SIIIIIIIIIIIIi Abbiamo la foto con Samuel!!!!!!

Facciamo quindi due chiacchere veloci, purtroppo ci informa che aveva appena finito di suonare, ma noi per colpa del parcheggio ci siamo persi la fine, comunque so che ad agosto va a  suonare a Crema e gli ho detto che li andrò di certo a trovarlo! Gli do anche un bigliettino con l’indirizzo del mio blog, dicendogli che scrivo cose strane,chiedendogli di farci una visitina…

Ma vi immaginate se Samuel dei Subsonica si innamora di un amia poesia e la trasforma in canzone? Sarebbe il massimo… Però dovrebbe comunque pagarmi qualcosina… Ha detto che ci sarebbe venuto a trovare sul blog. Ovvio che ci tengo ma non mi illudo, alla fine niente mi è dovuto e lui non è tenuto a farlo! Comunque Samuel, se mi leggi, ti mando un saluto gigante, e anche se non ti abbiamo sentito, continua a fare la tua musica, i tuoi progetti ed i tuoi esperimenti che sei bravissimo!!!

Motel Connection – Two – From YouTube

We are the world, we are the weekend!


Miami_Beach_night
Miami Beach – From Internet

Ottantaquattro milioni di euro… Che cosa ci devo fare io? Li vinco… Allora prendo le sigarette al bar e anche due schedine del SuperEnalotto per accalappiarmi il montepremi milionario… Ma come cazzo funzionana?!?!

Pannello A – Pannello B – SuperStar – Giocata Magica – Abbonamento – Angolo del sistemista

Prima di far cagate, mettendo pallini a caso per ritrovarmi a pagare cifre assurde, mi informo su Internet. Digito su Google “SuperEnalotto” e mi ritrovo dopo due click sul sito della SISAL. Mi leggo un po’ le istruzioni su come si fa a giocare la schedina, è addirittura possibile fare una schedina virtuale che ti calcola l’importo esatto della giocata.

Dopo alcune prove decido di effettuare la giocata minima (sei numeri per ciascun pannello), due SuperStar e una giocata magica da due euro, totale quattro euro spesi per vincerne 84 milioni. So che li vincerò, preparate una lista di cose che volete senza superare i 2000€, che se siete miei amici, sono pronto a realizzare.

Vi pregherei anche di far arrivare un ambulanza a casa mia, verso l’ora dell’estrazione dei numeri, in quanto, so già che potrei star male, e dato che per godersi quei soldi bisogna rimanere VIVI, gradire rimanere su questa terra ancora per un bel po’. Se non starò male, abbraccerò tutta la mia famiglia e partirò per gli Stati Uniti, tappa Miami – Los Angeles – Las Vegas e poi un salto ad Avellino a trovare i parenti…

Perchè gioco? Perchè sento che nella vita avrò un sacco di soldi, donne, e amici VERI… Per gli amici non ho problemi, quelli che ho sono VERI, le donne se ne trovano aiosa, il problema è trovare quella giusta, per i soldi invece mi devo creare le occasioni… E questa è l’occasione perfetta.

Donerò un milione di euro in beneficenza, ma solo per aiutare i bambini, che sono le uniche persone in questo mondo che si meritano il mio aiuto. La Chiesa Cattolica si incula… Hanno tanti di quei soldi che anche se gli dassi 50 milioni di euro loro non ne farebbero niente… Ricordatevi di scrivere quello che volete, e che non superi i 2000€!!!

Oroscopo divertente 2010

Un piccolo incidente…


Cena di classe, un incontro molto strano, dovevamo essere poche persone in questo paese di montagna, una cosa tranquilla, ma poi ci ritroviamo tutti in questo cazzo di posto. Il locale è un misto tra oratorio e Autogrill, un bancone lungo e molto alto fa da padrone, dietro una ragazza del quale non ricordo nemmeno più il viso, mentre io, faccio da comando questa tavolata lunghissima, piena di miei ex-compagni di classe, io, a capotavola.

E’ una pizzeria, e tutti ordinano delle pizze, dai gusti più strani ed assurdi, tranne Albert, lui è sempre il più complicato e prende una Margherita. Ora non ricordo io che pizza avessi ordinato, so solo che da bere presi una CocaCola, bella fresca, ne avevo proprio voglia… Arrivano le pizze e tutti pian piano vengono serviti, Talento, il Garly e poi il VAilo. Manco solo io ed aspetto…

Il tempo passa e tutti hanno gia finito la propria pizza, tranne Albert, in quanto la sua Margherita è troppo pesante e non riesce a finirla tutta. Mi chiede se ne voglio una fetta, ma io declino insistendo che prima o poi sarebbe arrivata anche la mia pizza. Niente da fare, il tempo passa, certi compagni incominciano ad andersene senza salutare. Io mi precipito al bancone ed incomincio a lamentarmi dell’inefficenza di questo locale, del personale e di tutto quello che mi sta attorno.

Tutti se ne vanno a casa, tranne Talento, Abert e VAilo che escono a fumare, io a capotavola da solo, tavolo lunghissimo, il locale sembra non aver fine. La cameriera mi avvisa che la pizza è pronta, e devo andare a prenderla al bancone. Dico che non la pago, che non pago nemmeno la CocaCola, che volevo mangiare con i miei amici, e mi ritrovo invece mangiare da solo. “Non è un problema mio!” risponde la cameriera… Prendo la pizza e la sbatto per terra con l’inter piatto, sporco tutto e ci sputo sopra. “Adesso è un problema tuo!”, rispondo.

Esco e ci sono soltanto VAilo e Albert, Talento è sparita, evidentemente è passato il camionaro a prenderla… Domando allora cosa si fa ora che la cena è finita, mi dicono che bisogna andare a casa… E’ tardi, ma c’è ncora il sole. Guido io, la mia preziosa Fiat Punto Verde 1900 Turbo Diesel 75 Cavalli, Velocità max 165 km/h… Non ricordo bene chi stesse seduto davanti dei due, ma ricordo perfettamente che sbagliammo strada, e ci ritrovammo contromano su una SuperStrada a tre corsie…

La SuperStrada era in discesa per noi che la percorravamo al contrario, ovviamente noi andando nella prima corsia ci siamo ritrovati subito davanti le persone che viaggiavano in terza corsia a chissà quanti kilometri orari. Il panico dilagava in macchina, faccio un respiro profondo, accendo le quattro-frecce ed incomincio a suonare il clackson facendo anche i flash con gli abbaglianti.

Arriva la prima macchina, allargo lo sguardo e vedo che in seconda corsia arriva un camper in lontananza, schivo il BMW che stavamo per “frontalizzare” e passo in seconda corsia, allargo di nuovo lo sguardo e vedo che più in la incomincia ad esistere anche una corsia d’emergenza, mi ritrovo di fronte il camper ma nella prima corsia ci sono diverse macchine e non posso entrare li. Lo schivo quindi ripassando nella terza corsia, di nuovo una macchina, di nuovo ripasso in seconda corsia.

Arriviamo in prossimità di una curva cavalcavia, sono in seconda corsia e nella prima non c’è nessuno, è il momento buono per andare nella corsia d’emergenza e fermarsi per pulirci dalla merda che abbiamo nelle mutande, mi spingo verso la sinistra, sono ora sulla prima corsia ed inizia la curva, sbuca un camion dalla parete rocciosa che nasconde l’orizzonte, perdo il controllo per evitarlo, sbatto contro il guard-rail, poi contro la parete, la macchina rimbalza più e più volte finendo fuori dalla strada, fuori dal cavalcavia, voliamo nel vuoto.

Nessuno urla, ci si guarda in faccia come per dirci che ci volevamo bene ed era stato bello conoscerci, poi guardo fuori, la boscaglia sotto di noi, folta come non mai, credo quindi che forse c’è un’altra possibilità, la possibilità che le numerose piante attutiscano la nostra caduta. Sono lucido, vedo il verde che si avvicina, penso ad eventuali esplosioni, allora spengo le quattro frecce, spengo la radio e spengo addirittura la macchina, per evitare qualsiasi scintilla. So che magari non serviva ad un cazzo, ma comunque non mi costava niente farlo.

Un boato sordo, quasi un tonfo, distrubato dal rumore delle foglie e dai rami spezzati, incredibilmente, la macchina si ferma a penzoloni sui rami di un albero gigante, un albero imponente, dalla forza invidiabile. Mi guardo intorno e nessuno si è fatto male. C’è solo da capire cosa fare, rimanere li e chiamare i soccorsi, oppure scendere dall’auto e dalla pianta? Eravamo all’incirca a venti metri dal sottobosco ricco di vegetazione, quasi una giungla… Decidemmo in qualche modo che bisognava innanzitutto scendere, prima che l’albero si fosse rotto il cazzo di reggerci.

Il primo ad uscire dalla macchina sono io, il più pesante, è giusto così, almeno alleggerisco il peso della macchina, e verifico quali sono i rami in grado di reggere delle persone… La paura è tanta, anche perchè non mi sono mai cimentato in arrampicate e discese dagli alberi. Pian piano, ramo per ramo, testandone la flessibilità e la durezza, mi cimento in un percorso tutto in discesa. Finiscono i rami, una decina di metri, mi separa dal sottobosco, per me sono troppi, cerco quindi di sdraiarmi sul ramo, lo afferro con le mani e faccio scivolare il mio corpo verso il vuoto, trattenendomi.

Rimango a penzoloni, guardo verso l’alto ed Albert e VAilo stanno seguendo il mio stesso percorso, mi fanno notare che il sottobosco è morbido, e che era quindi conveniente buttarsi di schiena per evitare di danneggiare le articolazioni. Io ho i miei dubbi, e rimango a pensare, le braccia incominicano a farmi male, ho paura di questo salto, ho paura di farmi male, ma dopo quello che è successo, rompersi una gamba o un ginocchio mi sembra al meno il minimo che mi poteva accadere… Mi lascio andare, di schiena, guardando la luce che irrompe fra le foglie che non hanno più colore, atterro come se mi fossi lanciato in una vasca di palline colorate… Mi sento vivo… Siamo vivi!

Scendiamo a valle e ci ritroviamo in un Campus Universitario, una piccola cittadina pienda di ragazzi, che gira per le vie spensierata, ubriaca e con i cannoni in mano. Tutti cercano di offrirmi un paio di tiri, io rifiuto, devo essere lucido dopo quello che è successo… Chiediamo in giro se c’è una stazione di polizia, ci sentiamo rispondere che qui non ne esistono di poliziotti, che volendo c’è un telefono pubblico, ma che non dobbiamo permetterci di chiamare gli sbirri.

Decido quindi di chiamare mio padre, il Coreano, gli chiedo se può venire a prenderci e gli parlo a grandi linee dell’incidente, lui non rifiuta, ma mi dice chiaramente di non chiamare la polizia, in quanto verificava se la macchina era recuperabile e di chiudere la questione così, non si rende proprio conto di quello che è successo. Appena arriva il Coreano gli racconto tutto, e l’unica cosa che è riuscito a dire è “ma non l’avevi vista la curva?”. Io non capisco… Fin quando non sento urlare la Gerry…

Diè, Dà, Daniè, ma come cazzo ti chiami!
Sei ancora a letto?!?!?
Sono le nove e devi andare al lavoro…