No perché io domani inizio a lavorare e mi devo sfogare!!!


Dio mio è un giorno esatto che sono qui e già mi son rotto i coglioni da 12 ore.

Menedevoannà…

Tre settimane di ferie fighissime, domani riprenderò le mie vecchie buone abitudini. Dieta, fumare poco, stop alcoolico, attività fisica regolare. Questo oziare mi ha rovinato il fisico, domani mi peserò e mi incazzerò, mi sveglierò e tirerò su le maniche per darci dentro. Ho bisogno di diventare più figo. Ho bisogno di sentirmi bene nel mio corpo, di respirare bene, di sentire i sapori ed i profumi, di saltare in alto in alto! Mi piacerebbe schiacciare a canestro un giorno! O anche solo afferrarlo!

Mi piacerebbe anche riprendere a schiacciare a letto! Sgranchire un po’ l’apparato sessuale, fare un tuffo nel passato per vedere cosa si prova. Che poi, appena ne schiaccio una è finita! Si risveglia il porco che c’è in me ed è finita! Potrebbe ripartirmi la malattia per il sesso. Ma cos’è il sesso poi? Come si fa? Chi è?

No perché se trovo quella giuste e la schiaccio male è un casino!!! Mi devo allenare! Non credete? Chi si allena con me?

Ieri sera ho bevuto troppo, mi son lasciato andare con la scusa delle ferie che finiscono, con la scusa di una notte bianca, con la scusa del voler fare il pirla. Alla fine della fiera ho avuto anche una mezza discussione, diciamo un confronto animato, che si è concluso comunque nel migliore dei modi, dicendosi le cose in faccia con sincerità, cosa che non va molto di moda in questo periodo.

Le persone deludono, io non sono da meno. Anche io deludo. E’ normale e capiterà sicuramente molto più spesso. Ho deciso tempo fa di riprender in mano la mia vita, questo porta ad essere un minimo egoisti… Inoltre sono una persona che fa quasi sempre le cose col cuore in mano, quando non le faccio col cuore in mano, deludo. La gente si aspetta sempre tanto da me, ci son giorni che non ci arrivo a questo “tanto”, allora deludo. Ci son giorni che deludo quasi per ripicca, perché le delusioni ricevute magari son tante! A volte poi deludo in automatico, così, perché non faccio, e non sono, quello che vogliono gli altri.

Insomma, vi deluderò, ma non fatene un dramma, è la vita.

A proposito di drammi, ieri di fronte ad una libreria ho detto…

Perché devo star li a perder tempo a legger libri che mi possono sorprendere o anche deludere? Perché non scrivere io il libro che vorrei tanto leggere? Perché no…. Questo un giorno lo farò e non vi deluderò, qualche cosa farò, si qualche cosa farò, qualche cosa di sicuro io farò… Schiaccerò.

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L’amore vero, i maiali, e qualche sorriso.


Sabato tre agosto duemilaetredici ha vinto l’amore. Ha vinto l’amore vero.

Naturalmente io non centro un cazzo. Anzi, un pochino, perchè ne son stato testimone. Già… State leggendo le parole di un testimone.

“Io ho visto tutto!”

Talento e il suo bel camionista si son sposati ed io ho festeggiato firmando un contratto e alzando qualche calice di troppo! Per tutte le divinità, il vero amore esiste e lo si festeggia al meglio, senza troppi fronzoli. Io ho sentito la gente vera! In questa festa non c’era imbarazzo e non vi erano i soliti formalismi del cazzo che caratterizzano un matrimonio. La musica, le foto, la cerimonia, e bla bla ,e bla bla ancora bla bla, e che palle!

Qui c’erano i sorrisi veri, la tensione vera dello sposo, il velo di finta calma che copriva la sposa. Che donna ragazzi, e che uomo il mio camionista. Non mancavano poi i sorrisi degli invitati, e le battute e la confidenza con gli sposi e tutti quanti. Sabato ha vinto l’amore. E il caldo. Parimerito.

Ma vogliamo parlare dui quanto ero bello io?!? No, meglio di no.

Subito dopo il matrimonio, quindi pieno di cibo e alcool, sono andato alla cena di classe del mio paese. A mangiare e bere ancora un po’. Tipo i maiali. Quelli ingordi. Quelli che non sono mai stanchi di festeggiare. Quelli che piuttosto che far niente, vanno anche in discoteca, quelli che si addormentano alle cinque del mattino sotto l’acquedotto, quelli che si svegliano il mattino dopo pesando CINQUE kg in più.

CINQUE.

Maiali coi sensi di colpa, autolesionisti, che si fanno a manetta 25 km sotto il sole cocente.

Maiali credenti, che non si masturbano se non per procreare.

Ieri sera altro colpo di fulmine. Meno male che ero sobrio e stanco. Che poi, sobrietà e stanchezza son solo scuse. Capita solo che ogni tanto ne arriva una bellissima e rimani lì come un pirla…

E niente… Ora so quello che prova la gente quando mi vede.

E io voglio portarvi il sole, ma ho ancora paura di scottarmi. Per ora mi limito con qualche piccolo sorriso.

Ma poi, si può mica esser sempre seri, dolci e sognatori…


Ma poi, questo marocchino che parla al megafono ai clienti del bar, un megafono giocattolo, pare un cane quando ci gracchia dentro. Da ubriaco potrei pure comprarlo, potrei pure chiedergli della droga, o magari un citofono. Così posso andare in giro a citofonare alla gente… Ma poi, citofonare è un verbo?

Voce del verbo citofonare. Un tempo a caso, che io non li so i tempi verbali. Coniughiamo!

Io citofonai.
Tu citofonasti.
Egli citofonò.
Noi citofonammo. (E’ bellissimo, prova a dirlo ad alta voce, scaturisce un sorriso malizioso.)
Voi citofonaste.
Essi citofonarono.

Ma poi, che tempo è? Presente, NO! Forse un passato, ma che passato?!? Remoto è remoto, forse è un passato impossibile. Se fosse futuro? Essi cifotoneranno. (E’ bellissimo, prova a dirlo ad alta voce, magari in chiesa! Scaturisce un atteggiamento remissivo.)

Ma poi, in questo bar, c’è sempre un sacco di figa della nostra età, dov’è finita? Ci son solo ragazzine o mamme. Va che bel bambino quello lì, biondo ed occhi neri, cammina goffamente stringendo le mani della mamma. Ah… I primi passi, non potrò mancare quando mio figlio farà i suoi primi passi, quando dirà la sua prima parola, il suo primo “porcoddio”…

Ma poi, quell’altra mamma lì, col passeggino, che culo che ha! Bel culetto, la testa mi ciondola come a guardare una partita di tennis! Un sedere che parla, da fargli leggere in chiesa le lettere ai Corinzi! Da citofonare tutti i giorni!

Ma poi, quella è Milla?!? Oddio è uguale a Milla!!! Quasi quasi ci provo… Meglio di no, se fosse davvero lei?!? No, no, io ho paura.

Ma poi, la barista, più bona che bella, sembra Barbara Berlusconi, solo che mette degli short da farmi pensar male, che poi è sempre incazzata, risponde male… Ma scopa? Che io non scopo e non mi drogo, ma son molto più rilassato di quella lì… Che una botta gliela darei, e anche lei la darebbe a me, cambia solo il dove ed il come.

Ma poi, queste ragazzine, giovani studentesse o aspiranti universitarie, ma come vi vestite?!? Maiale! Maiale! Maiale! Ma poi, che mi guardate con quei sorrisini tutti carini piccini picciò, io sembro giovane ma ne faccio 29 a breve! Non mi guardate c0sì, con quei vestitini, con quella carne fresca in esposizone, sempre in offerta! Ma volete crescere un po’? Crescete cazzo! Così vi scopo!

Si, io ho dei problemi.


Lo schermo del computer presenta come sfondo un porto, di notte, con barchette attraccate e le luci dei palazzi che riflettono nell’acqua, raddoppiando la loro forza.

Lo sfondo che mi presenta invece la realtà, è fatto di casette silenziose, una piazza, dei lampioni, e le luci di altre case, piazze e lampioni di altri paesi, su colline che riempiono il giorno di verde, che di notte invece, fan comunicare i grilli ed anche alcuni cani. In lontananza, qualche automobile le attraversa, alcune le si può udire, altre soltanto vedere, grazie ai fanali, e distinguerne la direzione.

Ogni tanto qualcuna raggiunge questa piccola piazzetta, che osservo dall’alto di un semplice ma elegante balcone. Sono solo a quest’ora. Suonano il clacson, anche se non mi riconoscono sicuramente, ma il paesino è piccolo, il balcone si sa di chi è, e qui si usa così, se passi in auto o in moto e vedi qualcuno, devi suonare. Credo sia una forma d’educazione.

Ho passato una giornata estremamente pesante, non nel senso di fatica, ma di noia. Ho dormito tutto il pomeriggio a causa di un pranzo con parenti fin troppo ospitali. Affettati di maiali e cinghiali della zona, mozzarella e ricotta di bufala, vino fatto in casa, pasta fatta in casa, carne al sugo, pane e pollo con patate.

Pieno come non mai, e vi giuro che ne ho passate di feste durante la dieta, ma non ho mai mangiato così tanto, mi sono abbioccato verso le quattro, perdendo la concezione del tempo e dello spazio.

La realtà è una cosa, quel che ho in testa invece non la riguarda.

E’ la una e venti della notte. Non posso aver sonno dopo una giornata del genere. Non voglio più mangiare fino alla prossima guerra. Non fa per me. Odio le abbuffate. Strano da dirsi, ma è proprio così. Io che ho sempre amato questo tipo di feste… Il sedersi a tavola in compagnia ed il mangiare fino a scoppiare.

Ora mi rotolo una sigaretta, l’accendo, e cerco di macinare qualche pensiero su di me.

Ho bevuto da poco un goccio di nocino fatto in casa, stipato in una bottiglia di rum. Ottimo. Ho girovagato un po’ per casa senza sapere che fare. Ho fatto degli esercizi per appiattire l’addome. Il mio addome rimane una merda ed ancora me ne vergogno. Figuratevi dopo un’abbuffata del genere i sensi di colpa che mi hanno accarezzato…

Serve ancora un sacco di tempo ed in certi momenti sento che non ne posso più. Che sono stanco, che questa fatina buona del cazzo potrebbe una mattina farmi risvegliare già bello come il sole. Senza la fatica che mi devo sorbire.

Qui la gente non è come me. E’ bella e solare, genuina ed incazzosa quando serve. I paesi di provincia delle colline campane offrono questo, o almeno, la gente che mi circonda ed i luoghi che frequento si presentano così. Non voglio vederne il marcio. Di marcio c’è già il mio pensiero e la mia autostima, che ritorna imperterrita ogni volta che mi ritrovo da solo a pensare.

Di ragazze qui non ce ne sono molte, a meno che non si vada in città. Lì si che son tante e la maggior parte di queste son veramente belle. Non vi nascondo che mi piacerebbe scoparmele tutte. Ma io non so perché, il mio pensiero malato, la mia innaturale autostima, mi ha spinto due anni fa a ripromettermi di non scopare più, fin quando il mio fisico non fosse stato perfetto. Ebbene si, non scopo da due anni, e qualche mese a pensarci bene. Forse perché il sesso in sé non mi ha mai soddisfatto a pieno. Forse perché senza un minimo d’amore non mi ha mai lasciato nulla in cambio, o forse anche perché, quelle poche volte che ho provato qualcosa, l’ho sempre presa nel culo, la famosa minchia invisibile che rovina la vita di tutte le persone fragili di questo mondo.

Io sto imparando ad amarmi, ma spesso mi faccio ancora molto schifo, per quello che sono, e per quello che penso. Mi schifo, e mi faccio schifo perché mi schifo. L’autocommiserazione è una brutta bestia, anche quando si presenta così, nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali, in uno dei periodi più belli ed intensi della mia vita, LA SVOLTA, l’anno in cui quel che penso, faccio.

Queste vacanze son venute nel momento giusto, per farmi capire tante cose.

Ho sempre detto che bisogna prima imparare ad amarsi, per esser capaci poi ad amare gli altri, a me vien più facile amare gli altri, incondizionatamente, in questi ultimi tempi. Giuro però che un po’ di amor incondizionato nei miei confronti, da parte degli altri, ora come ora, proprio non guasterebbe.

Io mi sa che prima o poi, a Firenze, mi ci trasferisco.


Porca troia sono su Italo e sto andando a Napoli. E porca troia lo scriverò spesso. Che porca troia mi piace un sacco dirlo ultimamente, mi esce in maniera troppo naturale… Vabbè… Porca troia.

Firenze è nostra ormai. Mia e di Elia. “Siam venuti per la fiorentina”, e ce la siamo magnata, bona… 114 euro in uno dei ristoranti più buoni della città. Carne spettacolare, servizio buono, ma a fare il conto non son poi così mica tanto buoni… 114 euro porca troia.

Poi, porca troia, è pieno, ma che dico pieno, invasato di figa. Roba da matti, ovunque ti giri, ti esce il sangue dal naso! Che poi a noi, in quel locale lì, quello pieno di figa, porca troia, non ci hanno fatto mica entrare.

Che a sceglier le magliette da indossare prima, prima di uscire, “Elia, questa va bene?” “Perfetta!”

Tu con la maglietta non puoi entrare… Niente allora… Che io, porca troia, indosso la maglietta per non farvi vedere le smagliature?!?

Porca troia. Ricordo di avergli detto che mi fanno schifo, a quei buttafuori lì…

Che poi se ci avessero fatto entrare, sarebbe successo il putiferio, perchè io ed Elia, in quei locali lì, tutti pettinati, non ci sappiamo proprio stare, e ci avrebbero cacciato sì, in qualche modo. Porca troia.

E l’ondata di fighe che usciva dal locale era molto più di quella che entrava.

Perchè noi eravamo lì fuori, mica dentro, e allora dentro, le fighe, che ci stanno a fare?

La verità è che la festa era fuori, lo spettacolo era fuori! Le messicane erano fuori, ed Elia, per non farsi la più brutta, che quella senza baffi ci stava con me, non se l’è cagata proprio, questa subito s’è portata via l’amica! Elia mi deve una messicana. Senza baffi. Porca troia.

E Firenze è piena di personcine per bene che hanno ancora dei sogni nel cassetto, studiano per realizzarli, le persone son carine dentro, ma ce ne possiamo accorgere solo le fai stare a proprio agio. Porca troia. E a Firenze ci son sempre personcine per bene, che se lo fanno sucare dalle maiale in Piazza Michelangiolo. Abbiamo visto anche questo… Porca troia.

E niente, peccato che io sia sul treno per Napoli, e lui da solo sull’A1 per Milano… Perchè c’è stata una bella sintonia, e ci si sarebbe divertiti ancora alla grande, ancora e poi ancora, e poi ancora e porca troia! Ci si divide così, ma si continua, in separata sede, si continua a vivere.

P.S.: Sono appena arrivato in terronia, la canzone d’accoglienza dice così: “Il gioco del mandingo, ti giro e poi ti spingo…”

L’evoluzione di un pensiero. (Chiodo fisso.)


C’è bisogno di riposare.

Domattina, se il mio fisico se la sentirà, farò la mia ultima corsetta. Poi stop di qualsiasi attività fisica per una settimana, o una decina di giorni. Vedremo…

Ne ho proprio bisogno. Serve al fisico ed anche alla mente.

C’è bisogno di una botta di vita. Mi devo quindi gasare, predisporre il cervello ed i pensieri al sereno per far si che questo week ed i giorni che seguiranno mi diano sensazioni forti.

Come la scopata che mi son fatto stanotte, dormendo, in quel negozio dove quasi ci sgamavano… Che mi ha generato una forte polluzione notturna. Che schifo porca troia… Che schifo… Che schifo.

Quindi stasera faccio il bravo, come sempre, cercherò di andare anche a letto presto, perchè sarebbe veramente bello svegliarsi domattina in piene forze e correre più che posso, prima della necessaria pausa.

Poi preparerò un bel pranzetto per me ed il mio babbo. Verdure a gogò. Mi riposerò con un film. Poi vedrò… Che cazzo non si può mica programmare tutto!!!

Come la scopata che mi son fatto stanotte, dormendo, in quel negozio dove quasi ci sgamavano… Che mi ha generato una forte polluzione notturna. Che schifo porca troia… Che schifo… Che schifo.

Qualcuno o qualcusa l’avrà pur programmata no?!?

Bisogna accantonare per un po’ quei generi musicali che spingono il pensiero verso orizzonti non troppo definiti, crepuscolari… Vai di rock, ska, reggae, punk, elettronica da sballo!

Ultimamente mi arrivano segnali particolari dalle persone che mi circondano. Quello che più mi ha colpito è l’esser stato giudicato come “matto”. La cosa a caldo non fa molto effetto, ci si ride sopra, ma dopo un po’ mi vien da pensare… Che sia matto veramente? Perchè mi dicono così? Perchè non ho più paura di dire quello che penso, perchè nessuno è più in grado di mettermi i piedi in testa? Perchè sto crescendo? Perchè?

Ma che cazzo me ne frega. Per me siamo tutti uguali. Per me siamo tutti belli e bravi, con un sacco di problemi, che un giorno, chi prima, chi poi, si renderà conto di avere e farà di tutto per risolverli.

Io lo so cosa devo fare, in cosa devo guarire. Io devo realizzare i miei sogni. Devo realizzare qualcosa di grande.

Come la scopata che mi son fatto stanotte, dormendo, in quel negozio dove quasi ci sgamavano… Che mi ha generato una forte polluzione notturna. Che schifo porca troia… Che schifo… Che schifo.

Puttana che performance!

C’è bisogno di scopare.

Un po’ di freschezza e genuinità.


Così, come direbbe Mario, “dritto pe dritto”, quel che c’ho in testa.

I capelli.

Ieri ho corso 15 km, piano piano, senza scatti o progressioni, stesso passo, stesso fiato, dall’inizio alla fine. Ne avevo ancora… Ci ho messo quasi due ore, un tempo altissimo, ma ne è valsa la pena. Sento che posso fare di più, sento che posso fare di meglio. Sento che non è la velocità che mi assilla, ma la distanza. Voglio andare lontanissimo, ma voglio farlo lentamente.

Quindi, con questi tempi, probabilmente mi toccherà chiedere ferie…

Vabbè ma qui sembra che si parli solo di correre, corsa e vita. Cambiamo argomento.

La figa.

Non c’è.

Mica come Dio. Lui c’è sempre. Anche quando vi toccate, anche quando fate l’amore.

Alcuni gli danno anche del porco. Io con quei poteri, probabilmente, farei altrettanto…

Ma non li ho… Mi tocca quindi salvare il mondo.