Non tutto il male vien per nuocere…


beppe-peace

Precisamente l’anno scorso, nell’euforia di una domenica pomeriggio, il sottoscritto e Beppe decisero di andare ai parketti con una bella mini palla da rugby, ovale, colorata, dura e simpatica. Decidemmo quindi di fare dei bei lanci lunghi da una parte all’altra del campo, con noi si unì Jonny, anche lui esperto lanciatore come noi. Insomma, una stupenda giornata all’insegna del relax, dell’amicizia e dello sport!

Tra i vari lanci arriva il mio turno: “Beppe! Lancio lungo!”
Beppe si lancia in aria per prendere la palla ma qualcosa non va, si sente un rumore strano, non riesce ad afferrare il pallone e si tiene la mano dolorante. Va a finire che il mignolo della mano destra decide di staccarsi dall’osso e guardare verso il gomito… Uno spettacolo agghiacciante…

“Ahi Ahi Ahi!!! Jonny Guarda!!!”
“Ma che schifo! Cosa devo guardare?!?”
“E tiramelo!”
“Ma che cazzo ti tiro! Andiamo all’ospedale!”

Dopo tre ore di ospedale, nel quale Beppe lavora come infermiere, il protagonista si ritrova con il mignolo steccato e un mese di prognosi. Ovvio che Beppe mi guarda male… E’ profonda estate e per di più gli ho rotto il dito, anche se non l’ho fatto apposta. “Dai Beppe, non tutto il male vien per nuocere, adesso stai a casa un mesetto, poi neanche torni al lavoro che vai in ferie! Cosa vuoi di più!”
“Un dito normale!”, risponde…

Insomma, alla fine non tutto il male vien per nuocere, lui era da novembre che lavorava senza sosta, con turni massacranti e non si era fatto nemmeno una festività a casa… Ha passato tutto agosto ad ingrassare e farsi i cazzacci suoi, alla faccia di quelli che lavoravano, passava tutto il tempo da me a bere Mojito, poi, negli orari dei controlli andava a casa, che è a due passi dalla mia… Addirittura a ferragosto vennero a fare un salutino i medici del lavoro… Mentre noi grigliavamo in casa VicozzaRecords!

Morale della favola, ieri vedo Beppe, stressatissimo, incomincia a perdere i capelli e quelli che rimangono si stanno scolorendo, ha i nervi tesi ed è triste per il lavoro, senza neanche salutarmi mi fa:

“Oh! Non è che mi romperesti l’altro mignolo?”

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