L’amore vero, i maiali, e qualche sorriso.


Sabato tre agosto duemilaetredici ha vinto l’amore. Ha vinto l’amore vero.

Naturalmente io non centro un cazzo. Anzi, un pochino, perchè ne son stato testimone. Già… State leggendo le parole di un testimone.

“Io ho visto tutto!”

Talento e il suo bel camionista si son sposati ed io ho festeggiato firmando un contratto e alzando qualche calice di troppo! Per tutte le divinità, il vero amore esiste e lo si festeggia al meglio, senza troppi fronzoli. Io ho sentito la gente vera! In questa festa non c’era imbarazzo e non vi erano i soliti formalismi del cazzo che caratterizzano un matrimonio. La musica, le foto, la cerimonia, e bla bla ,e bla bla ancora bla bla, e che palle!

Qui c’erano i sorrisi veri, la tensione vera dello sposo, il velo di finta calma che copriva la sposa. Che donna ragazzi, e che uomo il mio camionista. Non mancavano poi i sorrisi degli invitati, e le battute e la confidenza con gli sposi e tutti quanti. Sabato ha vinto l’amore. E il caldo. Parimerito.

Ma vogliamo parlare dui quanto ero bello io?!? No, meglio di no.

Subito dopo il matrimonio, quindi pieno di cibo e alcool, sono andato alla cena di classe del mio paese. A mangiare e bere ancora un po’. Tipo i maiali. Quelli ingordi. Quelli che non sono mai stanchi di festeggiare. Quelli che piuttosto che far niente, vanno anche in discoteca, quelli che si addormentano alle cinque del mattino sotto l’acquedotto, quelli che si svegliano il mattino dopo pesando CINQUE kg in più.

CINQUE.

Maiali coi sensi di colpa, autolesionisti, che si fanno a manetta 25 km sotto il sole cocente.

Maiali credenti, che non si masturbano se non per procreare.

Ieri sera altro colpo di fulmine. Meno male che ero sobrio e stanco. Che poi, sobrietà e stanchezza son solo scuse. Capita solo che ogni tanto ne arriva una bellissima e rimani lì come un pirla…

E niente… Ora so quello che prova la gente quando mi vede.

E io voglio portarvi il sole, ma ho ancora paura di scottarmi. Per ora mi limito con qualche piccolo sorriso.

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Chi semina raccoglie sempre.


Ecco… Figa… E’ arrivato il filosofo! “Chi semina raccoglie sempre”. Ha scoperto l’acqua calda…

Che poi questa cosa dell’acqua calda l’ho capita da poco. In pratica coi tempi che corrono adesso, è facile scoprire l’acqua calda! Basta che apri il rubinetto rosso. Ma una volta come facevano? Dovevano prima scoprire il rubinetto rosso!

Succede che una mattina si fa colazione al bar, prima dei grandi preparativi, ed incontro la ex, che poi scrive il messaggino, quello dei ricordi e dei sensi di colpa. Sto diventando proprio un figo…

Succede che una giornata di sbattimenti fatti bene si trasforma nella grigliata più bella mai organizzata a casa mia. Eravamo tutti “cazzi”, ma ora ho la scusa per organizzarne una per sole “fighe”!

Succede che certi amici non li vedi da un pezzo, e quando ci si incontra è come se non ci si fosse mai separati!

Succede che se a me piace una ragazza e glielo dico, “la mando a massa”, perchè son troppo bello ed interessante, ma soprattutto perchè è già fidanzata.

Succede che ogni tanto qualcuno semina merda e ci si inciampa dentro. Basta non stargli troppo intorno che tutto cambia.

Succede che grazie a questo blog ho incontrato un’altra amica, una di quelle storiche che non scrive più da un pezzo ormai. L’ho vista crescere per un po’ ed ora l’ho vista dal vivo, finalmente.

Che dire, carina, incasinata, logorroica, simpaticissima, molto dolce e un poco ingenua.

E quindi che succede? Succede che basta vivere, che ci si diverte e si sta bene. Che basta vivere, che ci si incazza per imparare a star bene! E non per star male! Succede che basta vivere, che si conoscono le persone più interessanti di questo universo.

Succede che bisogna continuare a seminare, succede però che certa gente dovrebbe smettere di farlo nei fazzolettini.

Vivere mi ha salvato la vita.


Ho detto NO ad una serata devastante. Ho detto NO ad un compleanno ignorante (solitamente i migliori) che prevedeva pullmino e ballata sul Lago di Garda. Ho detto NO.

Qualcuno dice che sto invecchiando, probabilmente hanno anche un po’ ragione. Ma il mio NO deriva da una situazione mentale abbastanza delicata, e non dalla paura dei postumi alcoolici. Serate del genere mi riempiono sul momento, il giorno dopo invece mi svuotano, come lo sciacquone dell’Airbus A380. Tutto quello che prendo in una notte si smaterializza alla prima luce del giorno dopo. Azioni e parole impresse nelle fotografie, o a malapena nel ricordo degli altri. Voglio fare quello che voglio e dire quello che penso senza aver bisogno di sfondarmi di alcool.

Senza la giustificazione dell’alcool.

Perché se si è ubriachi, qualsiasi cosa si faccia può esser giustificata in maniera codarda e meschina. Da sani invece è tutta un’altra cosa. La gente non comprende quasi più i miei comportamenti, probabilmente non si fida neanche più di quello che penso, che poi dico. Spesso non vengo preso sul serio. Tengo dentro poco ormai. Lo butto fuori perché credo che tutto quello che c’è in me sia patrimonio dell’umanità. Merda compresa, perché come tutte le persone forti, anche io sono debole, perchè come tutte le persone intelligenti, anche io sono ignorante. Perchè come tutti i coraggiosi, anche io ho paura.

La mia paura principale è quella di buttare via il mio tempo, vivendo secondo gli schemi ed i canoni che tanto vanno di moda in questa società, nelle differenti fasce d’età. Non poter fare quello che voglio, proprio ora che inizio a capire che cosa voglio veramente.

Altolà! Con questo post non sto dicendo che smetterò di bere o che non mi ubriacherò più. Intendo dire che passerò sempre meno serate ignoranti e devastanti, ma di serate in cui si sta un po’ su di giri, con le persone giuste, ce ne saranno sempre di più, inoltre, mi lascerò sempre più andare nel quotidiano, come se fossi su di giri, senza dover per forza bere qualcosa. Poi, che io piaccia o non piaccia, non sarà un mio problema. Devo sentirmi vivo, altrimenti continuerei a morire giorno dopo giorno.

E mi son sentito vivo quando ho proposto un’orgia a due splendide ragazze, venerdì notte, senza aver bevuto nulla. Mi ha fatto sentir vivo il loro silenzioso ed imbarazzato “far finta di non aver sentito”. Mi ha fatto sentir vivo risvegliarmi due ore dopo col cazzo più duro della macchina che mi ha investito. Mi son sentito vivo il giorno dopo, a cucinare per tutta la mia famiglia. Mi son sentito vivo la sera a passeggiare con mia madre per la festa del paese. Mi son sentito vivo a guardare il documentario di Bruce Lee la domenica pomeriggio, mentre erano tutti in piscina o al mare. Mi son sentito vivo, subito dopo, a desiderare di raggiungere un vicino capoluogo di provincia in bicicletta, e di realizzarlo. Mi son sentito vivo al ritorno, con le gambe che non rispondevano più, fermandomi a fare stretching. Mi son sentito vivo stanotte, svegliandomi sudatissimo, ancora vestito, dopo aver detto, a cena, “mi sdraio due minuti e poi esco”.

Si, io ho dei problemi.


Lo schermo del computer presenta come sfondo un porto, di notte, con barchette attraccate e le luci dei palazzi che riflettono nell’acqua, raddoppiando la loro forza.

Lo sfondo che mi presenta invece la realtà, è fatto di casette silenziose, una piazza, dei lampioni, e le luci di altre case, piazze e lampioni di altri paesi, su colline che riempiono il giorno di verde, che di notte invece, fan comunicare i grilli ed anche alcuni cani. In lontananza, qualche automobile le attraversa, alcune le si può udire, altre soltanto vedere, grazie ai fanali, e distinguerne la direzione.

Ogni tanto qualcuna raggiunge questa piccola piazzetta, che osservo dall’alto di un semplice ma elegante balcone. Sono solo a quest’ora. Suonano il clacson, anche se non mi riconoscono sicuramente, ma il paesino è piccolo, il balcone si sa di chi è, e qui si usa così, se passi in auto o in moto e vedi qualcuno, devi suonare. Credo sia una forma d’educazione.

Ho passato una giornata estremamente pesante, non nel senso di fatica, ma di noia. Ho dormito tutto il pomeriggio a causa di un pranzo con parenti fin troppo ospitali. Affettati di maiali e cinghiali della zona, mozzarella e ricotta di bufala, vino fatto in casa, pasta fatta in casa, carne al sugo, pane e pollo con patate.

Pieno come non mai, e vi giuro che ne ho passate di feste durante la dieta, ma non ho mai mangiato così tanto, mi sono abbioccato verso le quattro, perdendo la concezione del tempo e dello spazio.

La realtà è una cosa, quel che ho in testa invece non la riguarda.

E’ la una e venti della notte. Non posso aver sonno dopo una giornata del genere. Non voglio più mangiare fino alla prossima guerra. Non fa per me. Odio le abbuffate. Strano da dirsi, ma è proprio così. Io che ho sempre amato questo tipo di feste… Il sedersi a tavola in compagnia ed il mangiare fino a scoppiare.

Ora mi rotolo una sigaretta, l’accendo, e cerco di macinare qualche pensiero su di me.

Ho bevuto da poco un goccio di nocino fatto in casa, stipato in una bottiglia di rum. Ottimo. Ho girovagato un po’ per casa senza sapere che fare. Ho fatto degli esercizi per appiattire l’addome. Il mio addome rimane una merda ed ancora me ne vergogno. Figuratevi dopo un’abbuffata del genere i sensi di colpa che mi hanno accarezzato…

Serve ancora un sacco di tempo ed in certi momenti sento che non ne posso più. Che sono stanco, che questa fatina buona del cazzo potrebbe una mattina farmi risvegliare già bello come il sole. Senza la fatica che mi devo sorbire.

Qui la gente non è come me. E’ bella e solare, genuina ed incazzosa quando serve. I paesi di provincia delle colline campane offrono questo, o almeno, la gente che mi circonda ed i luoghi che frequento si presentano così. Non voglio vederne il marcio. Di marcio c’è già il mio pensiero e la mia autostima, che ritorna imperterrita ogni volta che mi ritrovo da solo a pensare.

Di ragazze qui non ce ne sono molte, a meno che non si vada in città. Lì si che son tante e la maggior parte di queste son veramente belle. Non vi nascondo che mi piacerebbe scoparmele tutte. Ma io non so perché, il mio pensiero malato, la mia innaturale autostima, mi ha spinto due anni fa a ripromettermi di non scopare più, fin quando il mio fisico non fosse stato perfetto. Ebbene si, non scopo da due anni, e qualche mese a pensarci bene. Forse perché il sesso in sé non mi ha mai soddisfatto a pieno. Forse perché senza un minimo d’amore non mi ha mai lasciato nulla in cambio, o forse anche perché, quelle poche volte che ho provato qualcosa, l’ho sempre presa nel culo, la famosa minchia invisibile che rovina la vita di tutte le persone fragili di questo mondo.

Io sto imparando ad amarmi, ma spesso mi faccio ancora molto schifo, per quello che sono, e per quello che penso. Mi schifo, e mi faccio schifo perché mi schifo. L’autocommiserazione è una brutta bestia, anche quando si presenta così, nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali, in uno dei periodi più belli ed intensi della mia vita, LA SVOLTA, l’anno in cui quel che penso, faccio.

Queste vacanze son venute nel momento giusto, per farmi capire tante cose.

Ho sempre detto che bisogna prima imparare ad amarsi, per esser capaci poi ad amare gli altri, a me vien più facile amare gli altri, incondizionatamente, in questi ultimi tempi. Giuro però che un po’ di amor incondizionato nei miei confronti, da parte degli altri, ora come ora, proprio non guasterebbe.

Pronto?! C’è la mamma?


<<…Ma mi han detto che sei diventato un super figo! Che io lo pensavo già prima che tu fossi figo, eppure tutti qeui chili persi non si vedevano perchè sei alto! Ma ti sei fidanzato? O hai il paraocchi come la mia nipote, che non le va bene nemmeno uno!?! Ma quella giusta? La cerchi ancora quella giusta?>>

<<Ma sai che lo dicono tutti? Eppure quei chili li avevo tutti, ora si vede una gran bella differenza. Son quasi perfetto, manca poco, ma la salita è ripida. Come potrei aver la morosa? Farei un torto a tutte le altre! Ma quale paraocchi poi?!? Io vado in giro annusando tutte e scodinzolando come i cani! Quella giusta? Quella giusta è il lieto fine, ora sto vivendo tutta quella bufera e tempesta che viene prima.>>

La speranza non è l’ultima a morire. La speranza siete voi.


Si parlava di maiale l’altro giorno. Ora parliamo di belle persone. Sempre di ragazze, o donne, comunque al genere femminile che più amo. Quelle sensibili che non hanno paura a manifestarsi, che col tempo poi diventeranno anche forti, e riusciranno a difendere la propria sensibilità dagli approfittatori. Ecco… Io vi amo tutte.

Io vi amo quando esponete i vostri difetti, i vostri pensieri e la vostra sensibilità verso il mondo intero. Che siate spaventate, oppure forti, io vi amo. Io non resisto e vorrei sul serio abbracciarvi e baciarvi come nessuno ha fatto mai. Siete quella canzone che lascia la pelle d’0ca sin dal primo ascolto. Ce ne sono alcune che scrivono di  quelle robe che mi vien voglia di entrare nel monitor e salutarvi, con un sorriso celestiale, come se mi affacciassi dalla finestra nella vostra camera da letto.

Siete stupende, di una sensibilità struggente, disarmante e nutriente. Perchè mi date vita. Mi date amore. Perchè nonostante tutto, CREDETE ANCORA NELL’AMORE. E mi fate capire che non sono solo, e che la mia donna ideale esiste, ed è come voi. Grazie.