2 + 2 = Hell


La soluzione per non perdere l ‘accendino o di non farselo fottere è una sola, uscire senza accendino. Porta dei grandi vantaggi, come quello di costringersi ad approcciarsi con nuove persone, nel caso ci venga la voglia di fumare. Meglio ancora, per il nostro fisico, se non lo troviamo, ci attacchiamo al tram, con una sigaretta in meno nel corpo, ed i polmoni ringraziano.

Ne ho persi tanti di accendini nella vita, ogni volta che ne compravo uno, oppure trovavo o rubavo, rimaneva pochi giorni nelle mie tasche… Si volatizzavano…

Il miglior ladro di accendini che abbia mai conosciuto è Hell. Lui è un portento in quest’arte, la sua vittima preferita è Jean… Si divertiva sempre a schiaffarglieli in faccia diversi giorni dopo il furto. Te lo fregava dalle tasche, oppure da dove lo avevi appoggiato, oppure, con una scaltrezza degna dei migliori illusionisti, se lo infilava in tasca dopo avertelo chiesto, distraendoti in qualche strano modo, che non scopriremo mai.

Ricordo un giorno che andai a casa di Hell per sistemargli il pc… Lui contento come un bambino mi disse di aprire il primo cassetto della scrivania, era pieno raso di accendini, poi mi invitò ad aprire il secondo, pieno anche questo… Poi mi disse, con un volto stranamente illuminato, che ce ne erano tanti altri in casa, seguito da una risata malefica…

Io adoro quel ragazzo.

Mi piace immaginare che un giorno ce li restituirà… Un giorno come tanti arriva il corriere a casa con un pacco, lo apri e ti ritrovi dentro tutti gli accendini persi nei tuoi anni di vita. Giusto per farti capire quanto sei stato coglione!

Son diversi mesi ormai che esco senza accendino, infatti in compagnia sono un bel rompiballe, perchè lo chiedo sempre e la gente dopo un po’ si scoccia a metter le mani in tasca, cercarlo e accenderti la sigaretta… Evabbè… Notato questo, decido un paio di settimane fa di uscire con l’accendino, tranquillo anche del fatto che Hell è un po’ che non si vede. Comunicati ufficiali lo danno per riposante in casa per colpa del mal di schiena, voci ufficiose, di corridoio, lo vedono alla ricerca di nuove candide anime da scoparsi insieme a lucifero.

Niente… Succede che lui una sera si fa vedere, ci si mangia una pizza insieme, poi se ne torna a casa. Ed io da quella sera non trovo più il mio accendino.

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Bel cuntent…


Venerdì, non è mica pizza e fighi.
Albért sostiene a gran voce, per tutto il giorno, di essere la fonte dei miei post e di rubargli le idee. Quando qualcuno insiste, gli si da ragione e ancor di più. Decido quindi di cambiare il mio nome su MSN con il suo, e di mettere l’immagine personale uguale alla sua. Per tutto il giorno su MSN c’erano due Albért e la cosa ha creato parecchia eccitazione fra le ragazze online. C’è chi ha desiderato un panino per questo, altre invece, hanno goduto tanto, un po’ come quelle segretarie d’istituto, la prima volta che vedono in funzione una fotocopiatrice che fa il fronte-retro simultaneamente. Un revival di quella famosa pubblicità che girava anni fa, sulle migliori labbra della lombardia, risiedeva quella famosa frase “two is mei che one”.

Non c’è stata però la famosa pizzata tra pochi intimi ex-compagni di classe, ma dato che Albért aveva già prenotato, abbiamo deciso di mangiarci comunque una bella pizza, in una bella pizzeria di una bella città di provincia. La pizza si è rivelata però bella pesante, la stiamo ancora digerendo, credo che ora sia nelle parti del duodeno.

Beviamo poi un caffè con gli amici, per risvegliare i sensi ed andare a fighe, belli carichi, ma abbioccati dalla cena… Il posto scelto è invasato di gente, una fila abnorme per accedervi, una marea di pussy tra il parcheggio e l’ingresso, l’elevata temperatura estiva si somma al movimento degli ormoni creando lo zero assoluto. La parola più pronunciata durante la serata è stata “roie”.

Sabato è lavorativo e festivo.
Sveglia presto nonostante le ore piccole. Missione: trasformare la cantina in una Playboy Mansion. Lavorato tutto il giorno con la mia famiglia per creare un ambiente conviviale da condividere con gli amici, eccitante da condividere con le ragazze. Una sudata della madonna e due viaggi in discarica, con la macchina stra-piena di rifiuti di vario genere. Abbiamo trovato anche una rana mummificata, Piero Angela ha detto che era uno spermino di tirannosauro. Ho trovato anche un sacco di vecchi giocattoli che verranno donati in qualche modo a chi ne ha bisogno. Avevo un monopattino stupendo che ho regalato ai miei vicini-nipotini, che gioia che mi danno, sentirli giocare da casa mia mi fa apprezzare sempre di più la vita.

La sera, con poca voglia, si va a ballare a Milano, la serata fra tutti degenera nelle piste rock e commerciale, momenti esilaranti si alternano a momenti da vero manicomio. Nella pista rock eravamo tutti dei chitarristi e dei batteristi, un delirio elettrico, ad urlare versi e parole inventate facendo finta di sapere le canzoni… Il mio cellulare ha cercato nuovamente di scappare, ad un certo punto ho dovuto tirargli un calcio e metterlo accuccia vicino alle scarpe. La mattina, con poca voglia, si va a casa a dormire…

Domenica è sempre Domenica.

Cose che ODIO… #1


  1. Insolenza.
  2. Bugiardi.
  3. Il formaggio sulla pasta con il pesce.
  4. L’odore dell’erba appena tagliata.
  5. L’odore selle foglie bruciate… Cosa tipica Irpina…
  6. Le finte mozzarelle di bufala.
  7. L’origano sulla pizza.
  8. La freccia del mouse che non segue la direzione indicata.
  9. L’uccellino che canta sempre e più forte degli altri.
  10. Quando mi dicono “Ho un problema al pc” senza neanche salutare.
  11. La gente che va in piscina che sputa e piscia…
  12. Il fischio perenne che ho all’orecchio.
  13. Il caldo afoso.
  14. Le guerre e la violenza.
  15. La pubblicità, i PopUp e gli Spyware
  16. Le mutande nel culo.
  17. Il campeggio.
  18. Le mosche e le zanzare.
  19. La fretta.
  20. Cristiano Ronaldo.

Un piccolo incidente…


Cena di classe, un incontro molto strano, dovevamo essere poche persone in questo paese di montagna, una cosa tranquilla, ma poi ci ritroviamo tutti in questo cazzo di posto. Il locale è un misto tra oratorio e Autogrill, un bancone lungo e molto alto fa da padrone, dietro una ragazza del quale non ricordo nemmeno più il viso, mentre io, faccio da comando questa tavolata lunghissima, piena di miei ex-compagni di classe, io, a capotavola.

E’ una pizzeria, e tutti ordinano delle pizze, dai gusti più strani ed assurdi, tranne Albert, lui è sempre il più complicato e prende una Margherita. Ora non ricordo io che pizza avessi ordinato, so solo che da bere presi una CocaCola, bella fresca, ne avevo proprio voglia… Arrivano le pizze e tutti pian piano vengono serviti, Talento, il Garly e poi il VAilo. Manco solo io ed aspetto…

Il tempo passa e tutti hanno gia finito la propria pizza, tranne Albert, in quanto la sua Margherita è troppo pesante e non riesce a finirla tutta. Mi chiede se ne voglio una fetta, ma io declino insistendo che prima o poi sarebbe arrivata anche la mia pizza. Niente da fare, il tempo passa, certi compagni incominciano ad andersene senza salutare. Io mi precipito al bancone ed incomincio a lamentarmi dell’inefficenza di questo locale, del personale e di tutto quello che mi sta attorno.

Tutti se ne vanno a casa, tranne Talento, Abert e VAilo che escono a fumare, io a capotavola da solo, tavolo lunghissimo, il locale sembra non aver fine. La cameriera mi avvisa che la pizza è pronta, e devo andare a prenderla al bancone. Dico che non la pago, che non pago nemmeno la CocaCola, che volevo mangiare con i miei amici, e mi ritrovo invece mangiare da solo. “Non è un problema mio!” risponde la cameriera… Prendo la pizza e la sbatto per terra con l’inter piatto, sporco tutto e ci sputo sopra. “Adesso è un problema tuo!”, rispondo.

Esco e ci sono soltanto VAilo e Albert, Talento è sparita, evidentemente è passato il camionaro a prenderla… Domando allora cosa si fa ora che la cena è finita, mi dicono che bisogna andare a casa… E’ tardi, ma c’è ncora il sole. Guido io, la mia preziosa Fiat Punto Verde 1900 Turbo Diesel 75 Cavalli, Velocità max 165 km/h… Non ricordo bene chi stesse seduto davanti dei due, ma ricordo perfettamente che sbagliammo strada, e ci ritrovammo contromano su una SuperStrada a tre corsie…

La SuperStrada era in discesa per noi che la percorravamo al contrario, ovviamente noi andando nella prima corsia ci siamo ritrovati subito davanti le persone che viaggiavano in terza corsia a chissà quanti kilometri orari. Il panico dilagava in macchina, faccio un respiro profondo, accendo le quattro-frecce ed incomincio a suonare il clackson facendo anche i flash con gli abbaglianti.

Arriva la prima macchina, allargo lo sguardo e vedo che in seconda corsia arriva un camper in lontananza, schivo il BMW che stavamo per “frontalizzare” e passo in seconda corsia, allargo di nuovo lo sguardo e vedo che più in la incomincia ad esistere anche una corsia d’emergenza, mi ritrovo di fronte il camper ma nella prima corsia ci sono diverse macchine e non posso entrare li. Lo schivo quindi ripassando nella terza corsia, di nuovo una macchina, di nuovo ripasso in seconda corsia.

Arriviamo in prossimità di una curva cavalcavia, sono in seconda corsia e nella prima non c’è nessuno, è il momento buono per andare nella corsia d’emergenza e fermarsi per pulirci dalla merda che abbiamo nelle mutande, mi spingo verso la sinistra, sono ora sulla prima corsia ed inizia la curva, sbuca un camion dalla parete rocciosa che nasconde l’orizzonte, perdo il controllo per evitarlo, sbatto contro il guard-rail, poi contro la parete, la macchina rimbalza più e più volte finendo fuori dalla strada, fuori dal cavalcavia, voliamo nel vuoto.

Nessuno urla, ci si guarda in faccia come per dirci che ci volevamo bene ed era stato bello conoscerci, poi guardo fuori, la boscaglia sotto di noi, folta come non mai, credo quindi che forse c’è un’altra possibilità, la possibilità che le numerose piante attutiscano la nostra caduta. Sono lucido, vedo il verde che si avvicina, penso ad eventuali esplosioni, allora spengo le quattro frecce, spengo la radio e spengo addirittura la macchina, per evitare qualsiasi scintilla. So che magari non serviva ad un cazzo, ma comunque non mi costava niente farlo.

Un boato sordo, quasi un tonfo, distrubato dal rumore delle foglie e dai rami spezzati, incredibilmente, la macchina si ferma a penzoloni sui rami di un albero gigante, un albero imponente, dalla forza invidiabile. Mi guardo intorno e nessuno si è fatto male. C’è solo da capire cosa fare, rimanere li e chiamare i soccorsi, oppure scendere dall’auto e dalla pianta? Eravamo all’incirca a venti metri dal sottobosco ricco di vegetazione, quasi una giungla… Decidemmo in qualche modo che bisognava innanzitutto scendere, prima che l’albero si fosse rotto il cazzo di reggerci.

Il primo ad uscire dalla macchina sono io, il più pesante, è giusto così, almeno alleggerisco il peso della macchina, e verifico quali sono i rami in grado di reggere delle persone… La paura è tanta, anche perchè non mi sono mai cimentato in arrampicate e discese dagli alberi. Pian piano, ramo per ramo, testandone la flessibilità e la durezza, mi cimento in un percorso tutto in discesa. Finiscono i rami, una decina di metri, mi separa dal sottobosco, per me sono troppi, cerco quindi di sdraiarmi sul ramo, lo afferro con le mani e faccio scivolare il mio corpo verso il vuoto, trattenendomi.

Rimango a penzoloni, guardo verso l’alto ed Albert e VAilo stanno seguendo il mio stesso percorso, mi fanno notare che il sottobosco è morbido, e che era quindi conveniente buttarsi di schiena per evitare di danneggiare le articolazioni. Io ho i miei dubbi, e rimango a pensare, le braccia incominicano a farmi male, ho paura di questo salto, ho paura di farmi male, ma dopo quello che è successo, rompersi una gamba o un ginocchio mi sembra al meno il minimo che mi poteva accadere… Mi lascio andare, di schiena, guardando la luce che irrompe fra le foglie che non hanno più colore, atterro come se mi fossi lanciato in una vasca di palline colorate… Mi sento vivo… Siamo vivi!

Scendiamo a valle e ci ritroviamo in un Campus Universitario, una piccola cittadina pienda di ragazzi, che gira per le vie spensierata, ubriaca e con i cannoni in mano. Tutti cercano di offrirmi un paio di tiri, io rifiuto, devo essere lucido dopo quello che è successo… Chiediamo in giro se c’è una stazione di polizia, ci sentiamo rispondere che qui non ne esistono di poliziotti, che volendo c’è un telefono pubblico, ma che non dobbiamo permetterci di chiamare gli sbirri.

Decido quindi di chiamare mio padre, il Coreano, gli chiedo se può venire a prenderci e gli parlo a grandi linee dell’incidente, lui non rifiuta, ma mi dice chiaramente di non chiamare la polizia, in quanto verificava se la macchina era recuperabile e di chiudere la questione così, non si rende proprio conto di quello che è successo. Appena arriva il Coreano gli racconto tutto, e l’unica cosa che è riuscito a dire è “ma non l’avevi vista la curva?”. Io non capisco… Fin quando non sento urlare la Gerry…

Diè, Dà, Daniè, ma come cazzo ti chiami!
Sei ancora a letto?!?!?
Sono le nove e devi andare al lavoro…

Pizzata


pizza

Buongiorno a tutti, la VicozzAlbért presenta il Lunedì sera in pizzeria! Ritrovo a Crema al parcheggio dell’Itis alle otto e un quarto (20:15). Si andrà in pizzeria e poi a bere un amaro da qualche parte. A chi va di venire? Commentate la vostra presenza!

Immagine da Internet
Giusto per convincervi!!!