Tea’s Magda is wonderful…


06062009479

La serata inizia che mi sveglio alle dieci di sera sul mio letto, assonnato per la giornata di lavoro psicologicamente stressante, e riposato per la notte che avrei affrontato. Mi preparo e in un’ora sono fuori. Caffè e Montenegro doppio prima di sapere il da farsi, Quattro partite a calciobalilla su cinque vinte, i litri di sudore che mi uscivano dalla faccia saranno stati invece una dozzina… Vabbè l’importante è vincere…

Sento Teo che mi dice che sta arrivando, becco il Riso che mi dice che andremo in macchina e non più in autobus. Meglio così, niente sbattimenti sotto un’eventuale pioggia. Mi informa che avremmo usato la sua macchina, e che avrebbe guidato la ragazza di Teo, c’era solo da andarli a prendere al paese successivo, che poi è sulla strada per Milano, e da li avrebbe guidato lei. Dal mio paese al successivo invece dovevo guidare io, in quanto il padre di Riso gli ha ritirato patente e libretto in quanto evidentemente non si è comportato bene.

Tutto bello contento, compro cinque Ceres, birra che mi faceva schifo, ma che ho incominciato ad apprezzare in quanto bevuta nel bicchiere è meglio, e a collo invece ti gonfia ed è da fattoni. Birre che avrei comunque bevuto a collo in macchina durante il tragitto… E chissenefrega, tanto guido solo fino al paese sucessivo. Rubiamo quindi la macchina del Riso, senza libretto, almeno l’assicurazione, le ruote ed il volante ci sono. Manca solo la benzina, che facciamo al posto giusto.

Arrivati al paese successivo, un buco di culo alternativo al nostro, scopro che la ragazza di Teo non viene più, e che quindi devo guidare io. Guardo le Ceres e cerco le telecamere per vedere se ero su “Scherzi a parte”… Niente telecamere, faccio un discorso al Riso, del tipo, ormai andiamo ma stiamo ai miei orari, appena arriviamo mi scolo tre Ceres, due cocktails e poi ballo fino al ripiglio completo! Altrimenti ce ne torniamo subito a casa.

Ed eccoci a Milano, la metropoli della Lombardia, anzi, diciamo pure che Milano è la Lombardia! Mi scolo tre Ceres nel frattempo che fumo una sigaretta, entriamo in lista Top a 25€ ed incomincia la festa. Due capannoni enormi, un sacco di gente ma sembra poca date le dimensioni del posto. I banconi dei bar saranno lunghi almeno 20 metri, la musica è fantastica, appena arrivati,nella consolle principale c’è Troy Pierce, poi seguirano Marc Houle e Magda.

Magda ha superato se stessa, rispetto al Mazoom ha suonato decisamente meglio, sperimentando qualcosina e lasciandosi andare ogni tanto a ritmi ricercati e nche frenetici. La serata è stata fantastica! Ringrazio Attilio della Lista Top per avermi offerto da bere! Ringrazio Teo e Riso perchè ci siamo davverdo divertiti. Tra le feste che ho fatto quest’anno, credo sia stata la migliore, per la gente e per la musica…

Riso ci ha dato dentro mica da ridere, vomita tutto prima di salire in macchina, guido io e ci sto dentro, anche se rischi di andare fuori strada a trenta all’ora perchè c’ercavo il segnalatore del livelo di benzina in quella macchinina del cazzo. Ci fermano pure gli sbirri quasi davanti casa, la macchina senza libretto, per di più Riso e Teo senza documenti. Non ci hanno fatto nulla… In quanto il pilota era troppo serio…

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Un piccolo incidente…


Cena di classe, un incontro molto strano, dovevamo essere poche persone in questo paese di montagna, una cosa tranquilla, ma poi ci ritroviamo tutti in questo cazzo di posto. Il locale è un misto tra oratorio e Autogrill, un bancone lungo e molto alto fa da padrone, dietro una ragazza del quale non ricordo nemmeno più il viso, mentre io, faccio da comando questa tavolata lunghissima, piena di miei ex-compagni di classe, io, a capotavola.

E’ una pizzeria, e tutti ordinano delle pizze, dai gusti più strani ed assurdi, tranne Albert, lui è sempre il più complicato e prende una Margherita. Ora non ricordo io che pizza avessi ordinato, so solo che da bere presi una CocaCola, bella fresca, ne avevo proprio voglia… Arrivano le pizze e tutti pian piano vengono serviti, Talento, il Garly e poi il VAilo. Manco solo io ed aspetto…

Il tempo passa e tutti hanno gia finito la propria pizza, tranne Albert, in quanto la sua Margherita è troppo pesante e non riesce a finirla tutta. Mi chiede se ne voglio una fetta, ma io declino insistendo che prima o poi sarebbe arrivata anche la mia pizza. Niente da fare, il tempo passa, certi compagni incominciano ad andersene senza salutare. Io mi precipito al bancone ed incomincio a lamentarmi dell’inefficenza di questo locale, del personale e di tutto quello che mi sta attorno.

Tutti se ne vanno a casa, tranne Talento, Abert e VAilo che escono a fumare, io a capotavola da solo, tavolo lunghissimo, il locale sembra non aver fine. La cameriera mi avvisa che la pizza è pronta, e devo andare a prenderla al bancone. Dico che non la pago, che non pago nemmeno la CocaCola, che volevo mangiare con i miei amici, e mi ritrovo invece mangiare da solo. “Non è un problema mio!” risponde la cameriera… Prendo la pizza e la sbatto per terra con l’inter piatto, sporco tutto e ci sputo sopra. “Adesso è un problema tuo!”, rispondo.

Esco e ci sono soltanto VAilo e Albert, Talento è sparita, evidentemente è passato il camionaro a prenderla… Domando allora cosa si fa ora che la cena è finita, mi dicono che bisogna andare a casa… E’ tardi, ma c’è ncora il sole. Guido io, la mia preziosa Fiat Punto Verde 1900 Turbo Diesel 75 Cavalli, Velocità max 165 km/h… Non ricordo bene chi stesse seduto davanti dei due, ma ricordo perfettamente che sbagliammo strada, e ci ritrovammo contromano su una SuperStrada a tre corsie…

La SuperStrada era in discesa per noi che la percorravamo al contrario, ovviamente noi andando nella prima corsia ci siamo ritrovati subito davanti le persone che viaggiavano in terza corsia a chissà quanti kilometri orari. Il panico dilagava in macchina, faccio un respiro profondo, accendo le quattro-frecce ed incomincio a suonare il clackson facendo anche i flash con gli abbaglianti.

Arriva la prima macchina, allargo lo sguardo e vedo che in seconda corsia arriva un camper in lontananza, schivo il BMW che stavamo per “frontalizzare” e passo in seconda corsia, allargo di nuovo lo sguardo e vedo che più in la incomincia ad esistere anche una corsia d’emergenza, mi ritrovo di fronte il camper ma nella prima corsia ci sono diverse macchine e non posso entrare li. Lo schivo quindi ripassando nella terza corsia, di nuovo una macchina, di nuovo ripasso in seconda corsia.

Arriviamo in prossimità di una curva cavalcavia, sono in seconda corsia e nella prima non c’è nessuno, è il momento buono per andare nella corsia d’emergenza e fermarsi per pulirci dalla merda che abbiamo nelle mutande, mi spingo verso la sinistra, sono ora sulla prima corsia ed inizia la curva, sbuca un camion dalla parete rocciosa che nasconde l’orizzonte, perdo il controllo per evitarlo, sbatto contro il guard-rail, poi contro la parete, la macchina rimbalza più e più volte finendo fuori dalla strada, fuori dal cavalcavia, voliamo nel vuoto.

Nessuno urla, ci si guarda in faccia come per dirci che ci volevamo bene ed era stato bello conoscerci, poi guardo fuori, la boscaglia sotto di noi, folta come non mai, credo quindi che forse c’è un’altra possibilità, la possibilità che le numerose piante attutiscano la nostra caduta. Sono lucido, vedo il verde che si avvicina, penso ad eventuali esplosioni, allora spengo le quattro frecce, spengo la radio e spengo addirittura la macchina, per evitare qualsiasi scintilla. So che magari non serviva ad un cazzo, ma comunque non mi costava niente farlo.

Un boato sordo, quasi un tonfo, distrubato dal rumore delle foglie e dai rami spezzati, incredibilmente, la macchina si ferma a penzoloni sui rami di un albero gigante, un albero imponente, dalla forza invidiabile. Mi guardo intorno e nessuno si è fatto male. C’è solo da capire cosa fare, rimanere li e chiamare i soccorsi, oppure scendere dall’auto e dalla pianta? Eravamo all’incirca a venti metri dal sottobosco ricco di vegetazione, quasi una giungla… Decidemmo in qualche modo che bisognava innanzitutto scendere, prima che l’albero si fosse rotto il cazzo di reggerci.

Il primo ad uscire dalla macchina sono io, il più pesante, è giusto così, almeno alleggerisco il peso della macchina, e verifico quali sono i rami in grado di reggere delle persone… La paura è tanta, anche perchè non mi sono mai cimentato in arrampicate e discese dagli alberi. Pian piano, ramo per ramo, testandone la flessibilità e la durezza, mi cimento in un percorso tutto in discesa. Finiscono i rami, una decina di metri, mi separa dal sottobosco, per me sono troppi, cerco quindi di sdraiarmi sul ramo, lo afferro con le mani e faccio scivolare il mio corpo verso il vuoto, trattenendomi.

Rimango a penzoloni, guardo verso l’alto ed Albert e VAilo stanno seguendo il mio stesso percorso, mi fanno notare che il sottobosco è morbido, e che era quindi conveniente buttarsi di schiena per evitare di danneggiare le articolazioni. Io ho i miei dubbi, e rimango a pensare, le braccia incominicano a farmi male, ho paura di questo salto, ho paura di farmi male, ma dopo quello che è successo, rompersi una gamba o un ginocchio mi sembra al meno il minimo che mi poteva accadere… Mi lascio andare, di schiena, guardando la luce che irrompe fra le foglie che non hanno più colore, atterro come se mi fossi lanciato in una vasca di palline colorate… Mi sento vivo… Siamo vivi!

Scendiamo a valle e ci ritroviamo in un Campus Universitario, una piccola cittadina pienda di ragazzi, che gira per le vie spensierata, ubriaca e con i cannoni in mano. Tutti cercano di offrirmi un paio di tiri, io rifiuto, devo essere lucido dopo quello che è successo… Chiediamo in giro se c’è una stazione di polizia, ci sentiamo rispondere che qui non ne esistono di poliziotti, che volendo c’è un telefono pubblico, ma che non dobbiamo permetterci di chiamare gli sbirri.

Decido quindi di chiamare mio padre, il Coreano, gli chiedo se può venire a prenderci e gli parlo a grandi linee dell’incidente, lui non rifiuta, ma mi dice chiaramente di non chiamare la polizia, in quanto verificava se la macchina era recuperabile e di chiudere la questione così, non si rende proprio conto di quello che è successo. Appena arriva il Coreano gli racconto tutto, e l’unica cosa che è riuscito a dire è “ma non l’avevi vista la curva?”. Io non capisco… Fin quando non sento urlare la Gerry…

Diè, Dà, Daniè, ma come cazzo ti chiami!
Sei ancora a letto?!?!?
Sono le nove e devi andare al lavoro…

Una Domenica…


piazzaduomo

La sveglia del cellulare che suona ininterrottamente, apro gli occhi, guardo il telefono… Le dieci e un quarto. Considerando il fatto che l’orario di visita all’ospedale è a mezzogiorno e mezza, posso partire almeno un’ora prima.
Manca quindi un’ora e un quarto alla partenza… Che fare? Riguardo il telefono e schiaccio il tasto “posticipa”. Non ho voglia di alzarmi ora, rimando la decisione di cinque minuti. Chiudo gli occhi, suona di nuovo la sveglia… Ok, il tasto “posticipa” non mi serve a un cazzo, cinque minuti  tra una suonata e l’altra non mi permettono di certo di andare avanti a dormire. Mi alzo, stranamente pieno di energie, di solito la domenica mattina sono da ricomporre come un puzzle, se invece ci fosse stata una donna al mio fianco, sarei sicuramente da montare come un LEGO.

Lunedì è festa, quindi ho posticipato il mio classico sabato sera a questa sera, c’è il compleanno di Elia, mi sento in forma, credo che farò scintille. Apro la finestra, un sole così non lo vedevo da giorni, è proprio una giornata magnifica, faccio prendere aria al letto e scendo a cercare qualcosa per la colazione. Ovvio che non trovo nulla, non c’è nemmeno la Gerry da interrogare per la spesa, c’è solo mio padre, tutto contento perchè ha appena preso un nuovo televisore LCD per la sua camera da letto. Questa casa oggi è proprio diversa, il sole che entra dalle finestre è fortissimo ed illumina tutto con un calore appagante. Non vedo l’ora di vedere il mondo. Corro a vestirmi e a chiudere le finestre in camera, prendo i soldi, le chiavi della macchina e mi appresto  ad aprire la “Fiat Punto” di Gerry, questo rottame fa fatica ad aprirsi, prima si è rotto il telecomando, ora con la chiave si fa fatica a girare nella serratura, credo che fra poco per aprirla dovrò entrare dal baule. L’aria è fresca e frizzante, dico così perchè è una piacevole sensazione stare all’aperto, anche se è Dicembre, anche se fa freddo, il sole fa la sua parte. Decido comunque di non prendere gli occhiali da sole, anche se è forte io me lo voglio godere.

Accendo il catorcio e vado all’autobar per la colazione, due brioches e nient’altro, da bere mi scolo l’acqua che c’è in macchina, già che ci sono mi mangio anche le brioches in macchina, mentre viaggio, come se stessi andando chissà dove… Destinazione Milano, una delle città al mondo che ami e odi allo stesso momento, Gerry è al Policlinico che mi aspetta, i restanti della famiglia andranno a trovarla stasera, io ne approfitto ora perchè stasera bisognerà festeggiare Elia ed io non potrò mancare. A Milano è una giornata PESANTE oggi, anche se è Domenica mi converrà parcheggiare all’autosilo e prendere la metropolitana, nella capitale della Lombardia, infatti, oggi ci sono la fiera dell’artigianato e quella degli Obei Obei, per non parlare di tutti i negozi aperti che siamo a Dicembre e la gente DEVE fare i regali. Quest’anno per me niente regali a nessuno, nemmeno ai miei, gli anni passati c’era la mia ex che mi motiviava con il suo spirito familiar/natalizio a riempire gli alberi di natale di pacchetti colorati e luccicanti, quest’anno non ne ho proprio voglia.

La fila per parcheggiare all’autosilo è veramente lunga, immagino già la marea di gente in metropolitana e per le strade, mezzora in macchina per aspettare a parcheggiare, nel frattempo mi canto e urlo canzoni dei System Of a Down, Smashing Pumpkins, Pearl Jam e Soundgarden. Le persone nelle macchine di fianco sono allibite, e per di più sono tutti extracomunitari, non è che sto andando anche io verso La Mecca?

Finalmente parcheggio e prendo la metropolitana, alla fermata mi si sono avvicinate due splendide ragazze bionde, che con il loro accento inglese mi hanno chiesto a quale fermata dovevano scendere per andare in Duomo, semplicemente alla fermata “Duomo”, successivamente a quale banchina dovevano prendere il treno, dato che siamo al capolinea ed il treno prende solo una direzione, con il mio improbabile inglese rispondo “it’s the same”, e loro “are you sure?” ed io concludo “Yess!!! Tanto quanto siete gnocche!!!”. Uno di fianco si è messo a ridere, le ragazze ringraziano, credo non abbiano capito e se ne vanno. Io aspetto sorridente il treno, la gente mi avrà preso per matto, ma qui a Milano ognuno è quel che vuole. Ricordo da ragazzini, quando si veniva con i pullman, sulla metro si faceva sempre i coglioni, ad urlare, a fare i mongoli, tanto qui sono abituati ai pazzi…

Arrivo all’ospedale, puntuale come… Come una persona puntuale e non di certo come me… Io, persona che non si è mai iscritta all’università ma che pretende ti poter utiizzare il quarto d’ora accademico…
Arrivo alla stanza di Gerry ma è vuota, in quella di fianco c’è un carcerato e fuori ci sono sempre quattro poliziotti a sorvegliare, mi rivolgo a loro allibito chiedendo se mia madre l’avessero portata in galera, loro ridendo mi indicano la nuova stanza, in quanto quella era da disinfettare… Brutta cosa quando un polizziotto dice “Quella stanza è da disinfettare!” mi sa di parole in codice, tipo per indicare un’irruzzione armata… Guardo troppo film… Mi affaccio alla nuova stanza, fa cagare come quella precedente, tutto questo ospedale fa cagare, nel cortile interno è tutto allagato e sembra Venezia, ci sono addirittura i paletti per fare attraccare le barche, per non parlare dei giapponesi che fanno le foto, uno schifo assoluto, ma quello che fa buono questo ospedale non è di certo la struttura, ma i medici, che sono molto bravi.

Vedo Gerry sul letto, mi guarda e mi sorride, nessuno c’è con lei, strano perchè ogni giorno son venuto, e c’è sempre stato qualcuno. Mi guarda ed è bellissima,  mai detto questo di mia madre, ma cazzo che forza che ha, tre giorni fa gli hanno asportato un bel pezzo di intestino, ed ora è li che mi sorride e si vede che sta bene, che è serena… Siamo tutti contenti che è andato tutto bene… Parlo molto con lei, come non avevo mi fatto, ho passato un ora e mezza a chiaccherare con mia madre come se fosse un’amica. Quando ero adolescente i miei genitori li odiavo a morte, poi, dopo vari incidenti di percorso, incominciai ad apprezzarli, per la loro forza, per i sacrifici fatti e per come mi hanno cresciuto. La saluto stringendogli la mano, senza dire ti voglio bene, senza baciarla, non è da me, ma son fiero di essere suo figlio.

Uscito dall’ospedale decido di farmi un giro in Duomo, non per le due cavalle bionde incontrate in precedenza, ma semplicemente perchè non vedo il Duomo da quando facevo le superiori. Il fatto è che è stato anni coperto da impalcature in quanto lo stavano pulendo dallo smog, ed ogni volta che cia ndavo vedevo sotlanto cartelloni pubblicitari su un’opera d’arte magnifica. Salendo le scale della metro imbrocco l’uscita che si affaccia alla facciata del Duomo, pian piano compare di fronte a me, bianchissimo e splendente, imponente e gratificante. Il Duomo è proprio bello, mi fermo in piazza, mi guardo attorno, respiro, la gente, i piccioni, i peruviani che suonano canzoni natalizie, l’albero enorme con solo fiori bianchi, accendo una Marlboro e mi godo il momento. Quanti ricordi, di quando venivo con gli amici, ma soprattutto di quando venivo con la mia ex, in quel momento avrei voluto tantissimo stringere la mano di qualcuno e godermi l’attimo in dolce compagnia…

Ma “chissenefrega”, ho tutto, mi manca solo l’amore, ma per il resto… HO TUTTO… Allora toccando il portafogli decido di andare in Galleria, non per fare il giro sulle palle del toro, ma per andare al MEDIASTORE, a comprarmi un bel film, un regalo per me. Non ci metto molto a decidere che film comprare, vedo subito in bellavista “AMERICAN GANGSTER” a 12,99€. MIO!!! Non l’ho mai visto ma me ne hanno parlato tutti bene, poi ci sono Russell Crowe e Denzel Washington…
Si son fatte le tre ed incomincia a venirmi fame, mi affaccio ai vari Spizzico e Mc Donalds ma c’è veramente TROPPA gente… Decido quindi di godermi l’ultima sigaretta in Piazza Duomo, il sole d’inverno in questa splendida città. Oggi mi sembra splendida, come la vita, come le ocse, come le persone. Amo tutto.
Scendendo le scale per la metro, continuo a fissare il Duomo che pian piano sparisce, nel frattempo sale una bella ragazza al quale faccio i complimenti, sorride  ma non ci fermiamo. Girato l’angolo un cieco chiede la carità, ha gli occhi completamente bianchi, rimpiango di non avergli lasciato una moneta, non so perchè non l’ho fatto.

…mi serviva venire fino a qua per capire che non mi manca nulla nella vita…

Scemo pagliaccio…


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Immagine da Internet.

Basta un bicchiere di vino in più per far si che io mi trasformi, da scemo a scemo pagliaccio… Domenica sera, compleanno di Elia, aperitivo nel bar del paese, un Negroni, due bianchi ed un rosè… Cena in un agriturismo del paese, tra antipasti, i due primi ed i due secondi, ad ogni boccone buttavo giù mezzo bicchiere di vino rosso, impossibile contarli. Ed è così che VicozzaRecords fa cadere una delle teorie che hanno reso noto Albert Einstein: “Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidita’ umana”. Ebbene si, è scientificamente provato ormai che solo tre cose sono infinite, universo, la stupidità umana e litri di vino che ci stanno in VicozzaRecords. Effetti collaterali? Il mio viso diventa bianco e deforme, naso rosso e pomelle rosse, sorriso stampato in formato 16:9, sempre più pagliaccio… Moira Orfei mi ha chiamato… Laprossima volta mi fornisco di fiorellino che spruzza acqua, martello gigante in gommapiuma, coriandoli e fischietto allungabile… Ed incomincia lo show, ogni tre per due brindisi ad Elia, brindiamo a tutti, a tutto, anche all’agriturismo della concorrenza, chiamo Zio e Zia i camerieri, rovescio un bicchiere di qualcosa, faccio discorsi e faccio foto come i VIPS. Chiedo scusa a tutti qualora avessi offeso qualcuno, ripeto, “Ogni riferimenti a fatti o persone è puramente casuale.”
Al pub del paese non mi controlla più nessuno, urlo, sono invadente, faccio figure su figure… C’era addirittura una persona che lavora per mio padre, non mi sono fatto problemi, talmente ero ubriaco, che schifo a pensarci. C’è di positivo che mi han detto che sono stato una persona civile, nonostante tutto quello che ho bevuto. Non ho offeso, non ho litigato, ero soltanto felice… Felice per cosa? Se poi non ricordo nulla? Allora alle tre mi portano a fare un giro, così m’han detto, io non ricordo, ho vomitato tutto in una via del paese, non tutto direi, mi portano alla macchina, ci salgo. Apro gli occhi, mi vien da vomitare, noto che sono in macchina, è accesa, fari spenti, ho la cintura, guardo l’ora, sono le sette del mattino. Faccio due conti, nonostante il bere sono stato furbo, c’è un motivo per tutto ciò, la macchina l’ho accesa per il freddo, che in questo periodo dell’anno è notevole, i fari li ho spenti perchè non dovevo dare nell’occhio, la cintura l’ho messa perchè dormendo avrei potuto sbattere la testa contro il volante e far suonare il clackson per diverse ore, avevo addirittura chiuso le sicure. Ora come ora mi piange il cuore ad aver lasciato la macchina accesa per piu di tre ore, va bene tutelarsi per il freddo, ma era meglio una coperta, non tanto per il gasolio sprecato, ma per madre natura che di sicuro è incazzata nera con me. Fioretto, non scorreggio per un mese. Giornata passata a letto in coma…

Ne è valsa la pena? Boh… chi si ricorda…

La vita in un barattolo di Maionese.


Quando ti sembra di avere troppe cose da gestire nella vita, quando 24 ore in un giorno non sono abbastanza, ricordati del vaso della Maionese e dei due bicchieri di vino:

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti alcuni oggetti. Quando la classe incominciò a zittirsi, prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf.
Chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e costoro risposero che lo era. Il professore allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel barattolo di maionese. Lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti, tra le palline da golf.
Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era.
Il professore prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò, aggiungendola nel barattolo; ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno.
Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime ‘si’.
Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e aggiunse il loro intero contenuto nel barattolo, andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia.
Gli studenti risero.

‘Ora’, disse il professore non appena la risata si fu placata, ‘voglio che consideriate questo barattolo come la vostra Vita. Le palle da golf sono le cose importanti: la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre Passioni; le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena. I sassolini sono le altre cose che hanno importanza, come il vostro lavoro, la casa, la macchina…
La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima, non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf.
Lo stesso vale per la vita: se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose, non avrete più spazio per le cose che sono importanti per voi.

Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità: giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia ed i genitori fin che ci sono; portate il vostro compagno/a fuori a cena…
E non solo nelle occasioni importanti!
Dedicatevi a ciò che amate e alle passioni, tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti.
Prendetevi cura per prima cosa delle palle da golf, le cose che contano davvero. Fissate le priorità…

Il resto è solo Sabbia.

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise: ‘Sono felice che tu l’abbia chiesto. Serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita:

ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico

Da Internet

Li tengo sempre a portata di mano…


Ero felice.
Io e la mia ragazza eravamo fidanzati da un anno, ormai, e finalmente avevamo deciso di sposarci. I miei genitori ci aiutavano in tutti i modi, gli amici ci incoraggiavano, e la mia ragazza ? Beh, lei era un sogno !
Cera solo una cosa che mi preoccupava, e mi preoccupava molto: sua sorella minore.
La mia futura cognata aveva vent’anni, portava minigonne e magliette attillate, e ad ogni occasione si chinava quando era davanti a me, mostrandomi le mutandine. Lo faceva sicuramente apposta, non capitava mai davanti ad altri. Un giorno la sorellina mi chiamò e mi chiese di andare da lei a darle una mano a controllare gli inviti di nozze. Era sola quando sono arrivato. Mi sussurrò che io fra poco sarei stato sposato, che lei provava per me dei sentimenti e un desiderio ai quali non poteva e non voleva resistere. Mi disse che avrebbe voluto far l’amore con me almeno una volta prima che io mi sposassi e legassi la mia vita a sua sorella. Ero totalmente scioccato, non riuscivo a spiccicar parola. Lei disse: “Io sto andando al piano di sopra, nella mia camera da letto, se te la senti, vieni su con me e io sarò tua”. Ero stupefatto. Ero congelato dallo stupore, mentre la vedevo salire lentamente le scale. Quando raggiunse il piano superiore, si voltò, si tolse i pantaloncini e me li lanciò contro. Rimasi lì per un momento, poi presi la mia decisione: mi voltai e andai dritto alla porta d’ingresso, l’aprii e uscii dalla casa andando dritto verso la mia macchina.
Il mio futuro suocero erà lì che mi aspettava. Con le lacrime agli occhi, mi abbracciò e mi disse: “Siamo felici che tu abbia superato la nostra piccola prova! Non potevamo sperare in un marito migliore per nostra figlia. Benvenuto nella nostra famiglia !”

La morale di questa storia ?
Conservate sempre i preservativi in macchina…

Da Internet

Io e Alßé®t cambieremo il mondo!


Vuc’s
Bella la serata di ieri!!!

Alßé®t
si ci sta dentro

Alßé®t
cmq ogni tanto si potrebbe mangiare un pizza in settimana

Alßé®t
si parla si ride e ci si diverte

Alßé®t
senza impegno della hard goliradica night

Vuc’s
senza impegno yeah!!!

Alßé®t
http://www.youtube.com/watch?v=W3EEzAS-xzE&feature=related
 
Vuc’s
vestiti da fighi

Alßé®t
super yeah

Alßé®t
che bravo il mago udinese

Vuc’s
Di cazzate da vedere non te ne mancheranno mai ne?!?!?

Alßé®t
ma è mega bello

Alßé®t
questo

Alßé®t
si dovrei fare la sezione video del giorno! faccio un sito

Alßé®t
bello il video n’è?

Vuc’s
yess

Vuc’s
ma questi di Maccio Capatonda son tutti fuori

Alßé®t
mi strapiace il finto pezzo della “testimonianza” che racconta lui

Vuc’s
eh eh eh eh, cmq la prossima volta invitiamo più gente…

Alßé®t
si andiamo ancora li

Vuc’s
sai quante persone ci sono al park che si annoiano da morire

Vuc’s
li cista…

Alßé®t
il nostro compito è salvarle tutte
 
Vuc’s
aiuteremo il mondo contro la noia

Alßé®t
si Vuc’s si

Vuc’s
l’importante è vestirsi da fighi

Alßé®t
wow

Alßé®t
ma quanto mi tornerà la macchina faremo la storia che ti dicevo ti passo a prendere e andiamo a Desenzano

Alßé®t
locali, fighe da capo giro ci aspettano

Alßé®t
però come serata c’è stata di brutto pizza birrettina

Alßé®t
http://www.youtube.com/watch?v=eP9t5FkZsuM&feature=related 

Alßé®t
vado ci sentiamo oggi pome ciao dadi