Mazoom


Due compagnie dello stesso paese decidono di mangiare una pizza tutti insieme, appassionatamente, creando una tavolata di teste di cazzo dove ognuno dice stronzate a turno, si ride, si beve, si ride e si beve sempre. Teo e Boch vogliono andare a ballare… Io e Giro non ci pensiamo due secondi e ci alleghiamo a loro, si aggiungono poi Quez, Gian, Edi, Fede e Pole… Si decide per il Mazoom di Desenzano del Garda, la musica è quella minimale, la gente anche. Il posto, da dove siamo, è lontanissimo, per arrivarci ci abbiamo messo piu di un’ora, senza contare il fatto che ci hanno fermato gli sbirri e ci hanno tenuto mezzora. Boch guidava ed era sano, io e Teo a litigare con un carabiniere perchè sosteneva che eravamo ubriachi e non spevamo divertirci in altro modo… Ma come cazzo si permette… Io mi diverto anche mentre dormo… Quando sento certe cazzate non riesco a stare zitto…

Arriviamo al Mazoom dopo una pausa pisciata e una pausa Autogrill… Eddai l’Autogrill ci vuole sempre… Anche se devo fare solo 5 km di autostrata, e c’è l’Autogrill, una tappa è obbligatoria. La discoteca non è enorme, e non è nemmeno strapiena, si riesce a camminare ciondolanti ed ubriachi senza inciampare dentro nessun piede… Bevo e ballo… Balliamo tutti, scatenatissimi con gli occhiali da sole, io personalmente ero sempre in pista, con gli occhiali di giro, e ballavo e viaggiavo con la mente, la musica non mi faceva impazzire, però, con l’alcol, faceva muovere il mio corpo e non riuscivo a stare fermo.

Le ragazze si facevano avvicinare, non scappavano come se fossi un barbone puzzolente che chiede l’elemosina, li dentro, le ragazze non se la tirano, puoi fargli domande, puoi ballare con loro, diciamo che ti mettono  proprio agio per poter instaurare un approccio… Ne ho conosciute due, ricordo sul cubo che una mi chiese se facevo parte dell’animazione… Un’altra invece, capelli ricciolissimi e neri, carinissima, mi ha detto anche il suo nome ma proprio non lo ricordo… Ricordo che gli chiesi se era impegnata, non volevo fare casini, mi stavo troppo divertendo, lei rispose che era “mezza-impegnata”… Ricordo che ho ballato un po’ con lei, che gli ho dato un bacino… Quando mi ha salutato per andare via gli ho dato un mio contatto… Dovrebbe arrivarci fino a questo blog… Chissà se gli avrò messo la curiosità di vedere cosa dice quell’indirizzo internet, su quel bigliettino da visita… Gli mando un saluto, mi dispiace che non ricordo il nome… Chissà se me lo dirà…

A chiusura pista eravamo tutti tristi… Volevamo andara avanti a ballare per un bel po’… La bella notizia è che settimana prossima ci sono i Krakatoa… Vailo e Albert… Che si fa? WeekEnd a Desenzano? Ricordate i Krakatoa al Magnolia? Ricordate Samuel alla consolle?

Intanto aggiusto un pc e guardo il Milan, le stiamo dando all’Atalanta… Non ci credo…

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Un piccolo incidente…


Cena di classe, un incontro molto strano, dovevamo essere poche persone in questo paese di montagna, una cosa tranquilla, ma poi ci ritroviamo tutti in questo cazzo di posto. Il locale è un misto tra oratorio e Autogrill, un bancone lungo e molto alto fa da padrone, dietro una ragazza del quale non ricordo nemmeno più il viso, mentre io, faccio da comando questa tavolata lunghissima, piena di miei ex-compagni di classe, io, a capotavola.

E’ una pizzeria, e tutti ordinano delle pizze, dai gusti più strani ed assurdi, tranne Albert, lui è sempre il più complicato e prende una Margherita. Ora non ricordo io che pizza avessi ordinato, so solo che da bere presi una CocaCola, bella fresca, ne avevo proprio voglia… Arrivano le pizze e tutti pian piano vengono serviti, Talento, il Garly e poi il VAilo. Manco solo io ed aspetto…

Il tempo passa e tutti hanno gia finito la propria pizza, tranne Albert, in quanto la sua Margherita è troppo pesante e non riesce a finirla tutta. Mi chiede se ne voglio una fetta, ma io declino insistendo che prima o poi sarebbe arrivata anche la mia pizza. Niente da fare, il tempo passa, certi compagni incominciano ad andersene senza salutare. Io mi precipito al bancone ed incomincio a lamentarmi dell’inefficenza di questo locale, del personale e di tutto quello che mi sta attorno.

Tutti se ne vanno a casa, tranne Talento, Abert e VAilo che escono a fumare, io a capotavola da solo, tavolo lunghissimo, il locale sembra non aver fine. La cameriera mi avvisa che la pizza è pronta, e devo andare a prenderla al bancone. Dico che non la pago, che non pago nemmeno la CocaCola, che volevo mangiare con i miei amici, e mi ritrovo invece mangiare da solo. “Non è un problema mio!” risponde la cameriera… Prendo la pizza e la sbatto per terra con l’inter piatto, sporco tutto e ci sputo sopra. “Adesso è un problema tuo!”, rispondo.

Esco e ci sono soltanto VAilo e Albert, Talento è sparita, evidentemente è passato il camionaro a prenderla… Domando allora cosa si fa ora che la cena è finita, mi dicono che bisogna andare a casa… E’ tardi, ma c’è ncora il sole. Guido io, la mia preziosa Fiat Punto Verde 1900 Turbo Diesel 75 Cavalli, Velocità max 165 km/h… Non ricordo bene chi stesse seduto davanti dei due, ma ricordo perfettamente che sbagliammo strada, e ci ritrovammo contromano su una SuperStrada a tre corsie…

La SuperStrada era in discesa per noi che la percorravamo al contrario, ovviamente noi andando nella prima corsia ci siamo ritrovati subito davanti le persone che viaggiavano in terza corsia a chissà quanti kilometri orari. Il panico dilagava in macchina, faccio un respiro profondo, accendo le quattro-frecce ed incomincio a suonare il clackson facendo anche i flash con gli abbaglianti.

Arriva la prima macchina, allargo lo sguardo e vedo che in seconda corsia arriva un camper in lontananza, schivo il BMW che stavamo per “frontalizzare” e passo in seconda corsia, allargo di nuovo lo sguardo e vedo che più in la incomincia ad esistere anche una corsia d’emergenza, mi ritrovo di fronte il camper ma nella prima corsia ci sono diverse macchine e non posso entrare li. Lo schivo quindi ripassando nella terza corsia, di nuovo una macchina, di nuovo ripasso in seconda corsia.

Arriviamo in prossimità di una curva cavalcavia, sono in seconda corsia e nella prima non c’è nessuno, è il momento buono per andare nella corsia d’emergenza e fermarsi per pulirci dalla merda che abbiamo nelle mutande, mi spingo verso la sinistra, sono ora sulla prima corsia ed inizia la curva, sbuca un camion dalla parete rocciosa che nasconde l’orizzonte, perdo il controllo per evitarlo, sbatto contro il guard-rail, poi contro la parete, la macchina rimbalza più e più volte finendo fuori dalla strada, fuori dal cavalcavia, voliamo nel vuoto.

Nessuno urla, ci si guarda in faccia come per dirci che ci volevamo bene ed era stato bello conoscerci, poi guardo fuori, la boscaglia sotto di noi, folta come non mai, credo quindi che forse c’è un’altra possibilità, la possibilità che le numerose piante attutiscano la nostra caduta. Sono lucido, vedo il verde che si avvicina, penso ad eventuali esplosioni, allora spengo le quattro frecce, spengo la radio e spengo addirittura la macchina, per evitare qualsiasi scintilla. So che magari non serviva ad un cazzo, ma comunque non mi costava niente farlo.

Un boato sordo, quasi un tonfo, distrubato dal rumore delle foglie e dai rami spezzati, incredibilmente, la macchina si ferma a penzoloni sui rami di un albero gigante, un albero imponente, dalla forza invidiabile. Mi guardo intorno e nessuno si è fatto male. C’è solo da capire cosa fare, rimanere li e chiamare i soccorsi, oppure scendere dall’auto e dalla pianta? Eravamo all’incirca a venti metri dal sottobosco ricco di vegetazione, quasi una giungla… Decidemmo in qualche modo che bisognava innanzitutto scendere, prima che l’albero si fosse rotto il cazzo di reggerci.

Il primo ad uscire dalla macchina sono io, il più pesante, è giusto così, almeno alleggerisco il peso della macchina, e verifico quali sono i rami in grado di reggere delle persone… La paura è tanta, anche perchè non mi sono mai cimentato in arrampicate e discese dagli alberi. Pian piano, ramo per ramo, testandone la flessibilità e la durezza, mi cimento in un percorso tutto in discesa. Finiscono i rami, una decina di metri, mi separa dal sottobosco, per me sono troppi, cerco quindi di sdraiarmi sul ramo, lo afferro con le mani e faccio scivolare il mio corpo verso il vuoto, trattenendomi.

Rimango a penzoloni, guardo verso l’alto ed Albert e VAilo stanno seguendo il mio stesso percorso, mi fanno notare che il sottobosco è morbido, e che era quindi conveniente buttarsi di schiena per evitare di danneggiare le articolazioni. Io ho i miei dubbi, e rimango a pensare, le braccia incominicano a farmi male, ho paura di questo salto, ho paura di farmi male, ma dopo quello che è successo, rompersi una gamba o un ginocchio mi sembra al meno il minimo che mi poteva accadere… Mi lascio andare, di schiena, guardando la luce che irrompe fra le foglie che non hanno più colore, atterro come se mi fossi lanciato in una vasca di palline colorate… Mi sento vivo… Siamo vivi!

Scendiamo a valle e ci ritroviamo in un Campus Universitario, una piccola cittadina pienda di ragazzi, che gira per le vie spensierata, ubriaca e con i cannoni in mano. Tutti cercano di offrirmi un paio di tiri, io rifiuto, devo essere lucido dopo quello che è successo… Chiediamo in giro se c’è una stazione di polizia, ci sentiamo rispondere che qui non ne esistono di poliziotti, che volendo c’è un telefono pubblico, ma che non dobbiamo permetterci di chiamare gli sbirri.

Decido quindi di chiamare mio padre, il Coreano, gli chiedo se può venire a prenderci e gli parlo a grandi linee dell’incidente, lui non rifiuta, ma mi dice chiaramente di non chiamare la polizia, in quanto verificava se la macchina era recuperabile e di chiudere la questione così, non si rende proprio conto di quello che è successo. Appena arriva il Coreano gli racconto tutto, e l’unica cosa che è riuscito a dire è “ma non l’avevi vista la curva?”. Io non capisco… Fin quando non sento urlare la Gerry…

Diè, Dà, Daniè, ma come cazzo ti chiami!
Sei ancora a letto?!?!?
Sono le nove e devi andare al lavoro…