The Jack’s Parade


Yann Tiersen – Le Jour d’Avant – From YouTube

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Una giornata apparentemente normale, la luce giusta, gli uccellini che cantano e non rompono le scatole e il fresco dell’erba tra le dita dei piedi di Jack risvegliano in lui un senso di vita che da diverso tempo aveva messo da parte, aveva lievemente fatto assopire per seguire i suoi tanto amati progetti. Se ne sta li ad innaffiare le rose, facendo uscire in maniera forzata l’acqua con il dito a coprire l’uscita della canna, forse per fare prima, oppure per far sua quella sensazione che si prova nel controllare un elemento naturale. Alimentare la bellezza e la durata delle rose prendendosene cura, dandole acqua tutti i giorni per poter essere ammirate. Paragonare poi la vita della pianta a quella del suo giardiniere, una vita trascorsa a farsi ammirare, ad essere bello per far piacere più agli altri che a sé stesso, schiavo di qualcosa per poter sopravvivere.

Una musica si fa sentire in lontananza e pian piano si avvicina, il dito sulla canna dell’acqua va ad allentarsi, a far scorrere l’acqua rigogliosa e lenta, a vederne la forma di ogni goccia, il colore dell’erba improvvisamente cambia, diventa più vivo. La musica si fa sempre più forte, la canna dell’acqua scivola dalle mani e si fa strada in un giardino diverso. Compare sulla via una sfilata di maschere, giocolieri, artisti e sorrisi. Tutti ubriachi di vino e di gioia, con il sole che li accompagna ma non li soffoca. Carri di persone troppo impegnate a divertirsi e a far divertire, coriandoli e stelle filanti per lasciare il segno. Bambini che rincorrono altri bambini, anziani che ricordano i tempi andati che non rimpiangono, uomini e donne che si amano, uomini e donne in cerca d’amore. Girando per le vie della città ad urlare al mondo intero qual è il vero senso della vita.

La musica non è ancora finita, non c’è più nessuno ormai intorno a Jack, ma può ancora sentirla, decide quindi di farla sua e di impararla a memoria nella sua testa per associarne i ricordi migliori…

…quelli che devono ancora venire perchè in lui nulla è finito!

Pearl Jack


Capita a volte che si senta una merda totale, nessuno che lo considera o che lo invita per una semplice birra. Cerca quindi di non pensare a niente, e più si convince che non c’è niente da pensare, più i pensieri si infittiscono fin quando il cervello tende ad allargarsi, a spingere contro il cranio, come una folla di impazziti ad un concerto dei Pearl Jam. E le forze lo lasciano andare, slegando la corda che lo tiene fermo al molo della tranquillità, cullato da un mare pieno di solitudine.

Ed in questa indesiderata odissea, capita poi che gli si presenti la bellezza, nelle sue forme e parole più bizzare. Si fa sentire a malapena da lontano, come a ricordare che esiste, per farsi desiderare. E più si avvicina, più la pelle si fa d’oca, trasmettendo brividi come onde d’urto di bombe atomiche. Il cielo si fa quindi sereno, niente più oscurità ad incombere, nemmeno le ombre si nascondono più dietro le cose.

Allora Jack si libera nell’aria e prende forma come il fumo di una sigaretta, segue la direzione del vento e va sempre verso l’alto, tanto è il suo calore. I pesi che si trascinano dal passato svaniscono al solo pensiero della bellezza. Ogni volta che si cade a terra, si cade sempre allo stesso modo, ci si rialza sempre con il sorriso, indistruttibili come le perle, rimbalziamo ovunque e tutto ci scivola addosso.

Lui è il quinto elemento, lui ha il sesto senso, lui è al settimo cielo.

Jack Sixteen


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Jack a 16 anni s’innamorò di Sylvie, una ragazza della sua stessa età, della sua stessa scuola, dell sua stessa classe. Jack la vedeva tutti i giorni, e parlandoci, ed osservandola dal suo banco, ogni giorno, provava per lei sentimenti sempre più forti, sempre più veri, tangibili dalla pelle d’oca che gli veniva non appena la sfiorava, oppure, quando si incrociavano gli sguardi. Jack per farsi notare faceva sempre il buffone, usava sempre battute pungenti e divertenti, amava farla ridere; ogni mattina, quando si svegliava, era il ragazzo più felice del mondo e forse uno dei pochi che desiderava fortemente andare a scuola, per vederla.

Jack, con i suoi amici, incominciò a frequentare la compagnia di Sylvie, si incontravano quindi anche il Sabato sera, in centro, a bere birre su birre, a fare casino, ad ubriacarsi insieme. Gli amici di Jack sapevano di questa sua infatuazione, e spesso, in un modo o nell’altro facevano si che i due rimanessero soli, che si parlassero, che si conoscessero meglio, ed in effetti, un feeling tra i due stava nascendo. Una di queste serate, nel delirio generale, qualcuno aveva bevuto qualche bicchiere in più, dicendo a Sylvie che Jack era innamorato di lei, che ultimamente viveva solo per lei… La povera Sylvie, probabilmente anche lei cullata dall’allegria alcoolica non ci credette, nemmeno neanche quando Jack, di fronte a questa inaspettata rivelazione, confessò tutto e si dichiarò, dicendole che la pensava tutti i giorni, che non vedeva l’ora di vederla e che da mesi ormai, l’aria che respirava aveva il suo sapore. Sylvie però non era del suo stesso parere, lei era felicissima per questa amicizia e con lui si divertiva da morire, ma non voleva una storia d’amore, soprattutto con un compagno di classe, per lei il vedersi sempre, le voci della gente, avrebbe potuto rovinare tutto e lei non voleva che questa bella amicizia sprofondasse.

Deluso e amareggiato, Jack continuò comunque a mantenere il rapporto di amicizia con Sylvie, anche se sotto sotto coltivava ancor quel sentimento che si avvicinava così tanto all’amore. Rivolgeva i propri sentimenti a lei senza mai dirglieli, ma scrivendoli su pezzi di carta che poi stracciava o bruciava. Una mattina di scuola, Sylve venne chiamata alla cattedra per un’interrogazione a sorpresa, Jack, incantato nel guardarla le scrisse addirittura una canzone, una canzone di sole parole e ritornello, ma senza melodia, una canzone mai cantata e mai letta da nessuno al di fuori di lui…

Un anno dopo Jack andò giu di testa quando scopri che Sylvie si era messa insieme ad un altro compagnio di classe. Jack incominciò a non mangiare più, al posto di pranzare beveva e si fumava diversi cannoni, la sua voglia di andare a scuola non c’era più, si svegliava per fumare, e qualsiasi altra cosa faceva la faceva per fumare canne su canne, lotti su lotti, e a volte, in preda alla disperazione, si faceva anche qualche tiro di coca. Tutto questo, fino a quando non la vide veramente felice.

A Sylvie

Vederti appoggiata a quel muro
mi sembra di guardare
le stelle nel cielo.
Quanto vorrei avvicinarmi…
Per afferrarne una,
per sfiorarti ed accarezzarti,
per darti un unico bacio.

Non crederei mai che ciò possa accadere
la speranza è l’ultima a morire!
Ma non mi perderò nei sogni
nei quali non vorrei più svegliarmi.

Gli sguardi sono tristi ma…
…pieni di gioia perchè si sono incontrati.
Le tue parole sono tristi ma…
…risvegliano in me ciò che ho di buono.
La tua bellezza mi spaventa
e il tuo sorriso mi rassicura,
lasciamo stare questa vita
e corriamo a vedere il tramonto,
prima che sia troppo tardi…
Prima che la luna prenda il sopravvento,
prendi la mia mano e portami via…

Non crederei mai che ciò possa accadere
la speranza è l’ultima a morire!
Ma non mi perderò nei sogni
nei quali non vorrei più svegliarmi.

Sei una stella che mi illumina
sei una stella che mi da calore
sei la stella, la piu bella
che mai coglierò!

Jack scoprì poi che di stelle nel cielo ce ne sono in abbondanza!

Puntata successiva

The winner is… Jack!


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Jack quella mattina non si capacitava del fatto che il troppo freddo aveva creato un qualcosa di scientifico a lui sconosciuto da poter bloccare la porta del box. Senza Porche come cazzo ci arrivo in città? Pensò.
L’idea dei mezzi pubblici aveva scaturito in lui un senso di nostalgia adolescenziale tanto forte da convincersi ad andare dal tabaccaio, a piedi, e comprare sigarette e biglietti del bus. Per Jack tutto ciò non era nuovo, ma era comunque qualcosa di antico, qualcosa che non faceva da anni ormai, e da una piccola cazzata che è aspettare il pullman, egli si sentiva già più giovane e felice. Dovrei vendere la macchina! Pensò.
Alla fermata del pullman il sole incominicava a farsi più forte, alle porte dell’inverno, la luce ormai diventa quasi fastidiosa agli occhi. Jack rimipiange di aver lasciato gli occhiali da sole in macchina, i suoi mitici RayBan, che lo fanno sentire sempre più sicuro di se ogni volta che li indossa. I colori della giornata però non sarebbero apprezzabili con gli occhiali da sole, il cielo è azzurrissimo, le foglie rimaste ancora sugli alberi creano un effetto scenico da stadio, il rosso, il verde ed il giallo si alternano come se il Camerun dovesse giocare in casa, ricorda un po’ anche le fiere dei Bonzi, dove nelle bancarelle prevalgono questi colori, con collanine di Bob Marley, bandiere, sciarpe, Bong e Cyloom… Alla fermata del pullman non si trova da solo, c’è una compagnia di amiche, un ragazzo di colore pieno di borsoni, ed una signora vestita di rosso che continua a tossire e a soffiarsi il naso. Ma perchè non se ne sta a casa sua? Pensò.
Tra il gruppo di ragazze che aspettava il pullman insieme a Jack, ce n’era una che colpiva per sorriso e simpatia, indossava un giubbetto corto a giacca nero, una sciarpa bianca, un cappello nero con para orecchie stile colbacco, stivali neri con tacco e blue-jeans. La ragazza continuava a parlare sempre e solo con un’amica, e non smetteva mai di ridere, sembrava proprio felice, ed è quella felicità che colpì Jack più di tutto, più del sorriso, più degli occhi, più del sedere, nonostante avesse un gran bel sedere… A Jack non sfugge niente…
Il pullman non è ancora arrivato, Jack è stanco di aspettare, anche se il continuare ad osservare quella ragazza provocava in lui un piacere ostinato, quasi ad invidiare quella sua felicità, quasi a volerne un po’ anche per se. La tattica che usava da giovane Jack per far si che arrivasse il pullman era quella di accendersi una sigaretta, si sentiva talmente sfigato che ogni volta che l’accendeva, per andare a scuola, dopo tre tiri arrivava subito il pulman, e la sigaretta era quindi da buttare. Prende quindi il pacchetto di Marlboro, ne estrae una e l’accende. La ragazza alla vista del pacchetto si avvicina a Jack, tira fuori un sorriso e gli chiede: <<Mi scusi, gentilmente, mi offrirebbe una Marlboro? Ho finito il tabacco…>>
Jack si volta e la guarda, per qualche secondo rimane incantato da quel sorriso, dallo sguardo e dal colbacco, che rendevano quella ragazza amorevole come uno di quei personaggi dei cartoni animati giapponesi…
<<Mi dispiace ma se te la offro, l’accenderai e ti toccherà buttarla via, perchè adesso arriva il pullman. Guarda, ho fatto due tiri, ti lascio il terzo, appena il fumo uscirà dalla tua bocca, spunterà il pullman da dietro l’angolo. Io mi chiamo Jack e tu? Ah… Dammi pure del tu!>> Porge la sigaretta alla ragazza, che lo osserva stranita, lei la prende e fa un tiro, guardando verso l’angolo di strada da dove sarebbe comparso il pullman. Come per magia, tra il fumo che esce dalla bocca, dall’angolo di strada compare il pullman.
Si affianca alla fermata, si ferma e apre le porte, la gente incomincia a salire. <<Visto che ti piaciono i giochi, siediti vicino a me, e ti dirò il mio nome…>> Jack è eccitato, la ragazza aveva toccato il tasto giusto, i giochi, che per un songatore sono la chiave dei sogni più belli. Salgono sul pullman e si siedono in fondo, davanti a loro c’e il ragazzo di colore che occupa due posti insieme ai borsoni.
<<Il mio nome è 15 28 35 34 12>> il ragazzo di colore si gira con aria sconvolta <<non sono matta, nemmeno un cyborg o un androide, ti ho detto che sarebbe stato un gioco, in aggiunta ti do anche il mio numero di telefono che è 34********, sta a te associare questo numero di telefono ad un nome, e soltanto quando mi manderai un messaggio con scritto il mio nome, riceverai risposta da me!>>
Jack prende dalla tasca una penna e si segna i numeri dietro un biglietto da visita.
<<Ok, adoro i giochi ed accetto la sfida, l’unica cosa che mi serve è un indizio, oppure un regolamento, un qualcosa che mi aiuti a risolvere questi numeri, altrimenti ne aggiungo uno e li gioco alla lotteria, se ti chiamerò per dividere la vincita, mi risponderai comunque?>>
<<Non risponderò fin quando non avrai indovinato il mio nome, ogni numero, formato da due cifre compone una lettera, ed il cellulare non ti servirà soltanto per chiamarmi. Accetti la sfida?>>
<<Sfida accettata, poi se indovino però dovrai invitarmi a cena, in quanto io gioco, ma sapere soltanto il tuo nome come premio potrebbe non bastarmi…>>
<<Un nome associato ad un numero, un numero per comunicare con me, non sono preziosa, ma credo che questo possa bastare, ora ti devo salutare, questa è la mia fermata, è stato un piacere conoscerti Jack!>>
<<Piacere mio 15 28 35 34 12!>>
Quella ragazza aveva lasciato Jack molto perplesso, aveva scaturito in lui una curiosità pazzesca. Voleva sapere a tutti i costi il suo nome, voleva conoscerla a tutti i costi. Era rimasto troppo colpito da quella forza e da quella sicurezza che emanava nelle parole e nel sorriso. Prese in mano il telefono ed incominciò a fissare quei numeri.

Ogni numero, formato da due cifre compone una lettera, ed il cellulare non ti servirà soltanto per chiamarmi… 15… 28… 35… 34… 12… Ma cosa vorrà dire… Pensa Jack… Pensa… Il cellulare… Il cellulare dev’essere decisamente la chiave per risolvere questo mistero… Ma io non sono Dan Brown… il Cellulare… Pensa… Il cellulare ha dei numeri… Ha dei tasti… Ogni tasto ha dei numeri ma anche delle lettere! Se vado per comporre un messaggio e digito 15? …no così non esce nulla… Due cifre… Scompongo… 1… 5… Una volta 5… cosa esce? J… Può essere qualcosa, andiamo avanti, due volte 8… U… JU… Tre volte 5… L… JUL… Tre volte 4… I… Una volta 2… A…

JULIA!

Quella sera, in un salotto, davanti ad un camino acceso, di fianco ad un bicchiere di vino, squilla un telefono, il display si illumina. “1 nuovo messaggio ricevuto” si legge dal riflesso del bicchiere. Una mano, affusolata e sensuale, prende il telefono, un sorriso che si illumina…

“Ciao Julia, sono Jack, ho vinto te?”

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Jack at Capitan Stento


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Quando è in mezzo alla gente Jack è contento, ovvio però che non deve essere troppa, a lui piace avere lo spazio giusto per poter camminare tranquillamente, sempre nel caso in cui il tasso alcolemico è inferiore allo 0,5. In questo caso però si troverebbe un po’ impacciato nei movimenti, lo vedi perchè incomincia a sistemarsi la giacca, i pantaloni, controlla se nelle tasche manca qualcosa… Insomma gli piace avere tanta gente intorno ma quasi sempre si sente in imbarazzo. Jack è un uomo molto alto, ma nei locali è sempre comunque in punta di piedi, vuole vedere bene le facce delle persone che lo circondano, alla ricerca di qualcosa che lo colpisce, e un pò come un bambino sulle spalle del padre, incomincia a curiosare tra pettinature, orecchini, colletti di camicia, lembi di pelle femminile, occhiali e occhi di donna. Il suo desiderio è quello di incrociare lo “sguardo di fata”, ovvero quello che lo incanterebbe per tutta sera e che lo farebbe sognare tutta la notte.
Tutto cambia se Jack è sbronzo, lo spazio giusto per poter camminare tranquillamente lo troverebbe anche se nel locale non ci fosse lo spazio per far passare una mosca, riuscirebbe ad intraprendere addirittura un andamento stile “pappone americano”, ciondolando a ritmo di musica sulle ginocchia e pistolettando con le mani tutte le persone che riconosce, se il locale invece è uno di quelli “familiari”, ovvero dove conosce almeno il 90% delle persone presenti, è in grado di assumere un’entrata trionfale urlando “YEAH” con le mani al cielo, indicando colui che dovrà offrirgli da bere il prossimo giro.
La serata per Jack inizia però in maniera tranquilla, deve guidare e quindi non si mette ad esagerare con l’alcol. Una birretta o forse due, in certi casi solo un semplice drink. Si mette alla ricerca degli amici di sempre nel PUB più “in” della città, il “Capitan Stento”, un locale molto amato per la musica, la birra ed i drink serviti. Jack conosce molto bene il proprietario del PUB, è un amico di famiglia, uno di quelli che ha conosciuto tramite le numerose cene pallose fatte da piccolo, con i genitori, da fantomatici zii o mezzi parenti. In una di queste “celebrazioni del cibo” gli andò di culo il fatto che un mezzo-zio di famiglia avesse un figlio poco più grande di lui, Martin, che aveva la passione sfrenata per i LEGO, cosa che li rese subito amici inseparabili. Martin ha realizzato un locale coi fiocchi, uno di quei posti in cui tantissima gente dai gusti differenti si troverebbe in un luogo familiare, l’arredamento è caldo e informale, la birra è eccezzionale, ed i barman sono fenomenali a realizzare cocktails di tutti i tipi. Il punto forte del “Capitan Stento” è la musica, in grado di essere per tutti accogliente ad inizio serata, in seguito diventa ritmica ed avvolgente, fino a quasi-chiusura, dove, insieme alle luci, si fa rilassante, per cullare tutti verso l’uscita ed il mondo dei sogni. Ma il mondo dei sogni per quasi tutti in città è proprio il “Capitan Stento”, un posto dove la gente sa divertirsi e rilassari più che mai. Il significato del nome del PUB deriva da un tema scritto da Martin alle scuole superiori, il titolo del tema era: “Descrivi per te cos’è la felicità”. Lui dopo due ore consegnò un foglio a protocollo con scritto a metà pagina: “Capita a stento” e nient’altro. Prese tre. Ma riuscì nella vita a far capitare questa felicità nelle persone almeno ogni WeekEnd dell’anno, con un gioco di parole, nel suo locale da dieci e lode.
Jack ritrova gli amici vicino alla cassa, tutti accalcati per ordinare, si avvicina al banco, allunga dieci euro ordinando “il solito!” a Martin che si trova dietro il bancone, Martin risponde con una Weiss media, dieci euro di resto ed un sorriso sincero. Le chiacchere con gli amici sono sempre le solite, ma sempre piacevoli, si parla dell’amore che non c’è, di quanto è duro il lavoro e di quanto sia necessaria una sbronza per non pensarci.
A metà birra Jack esce per fumare una sigaretta, per riempire il solito vuoto che lo attanaglia da mesi ormai. La gente fuori è molta, tra le vampate di fumo si accorge che la maggior parte delle persone in città hanno i capelli scuri, corti e ben pettinati. Le ragazze invece sono quasi tutte castane, non troppo alte, e tutte truccate all’infinito per sembrare le più belle. Mentre boccheggia la sua Malboro, Jack nota uno sguardo dal taglio regale, ed incomincia a fissarlo. Jack crede che facendo così si scaturisca nella persona osservata un potere reale che la farà girare almeno per qualche secondo. E’ lei, è quella che cercava da tempo, è troppo carina e solare. Lei è sola e sta parlando con tre uomini, tutti gasati dai loro vestiti firmati e sorrisi smaglianti, ma a Jack questo non importa, continua a fissare lei negli occhi, ogni tanto fa una pausa e gli guarda le labbra, il mento e le orecchie… Jack è incantato e non smetterà di fissarla fino a quando non si gira. Finita la Malboro ciò accade, la sua musa si gira, incrocia lo sguardo con il suo e gli accenna mezzo sorriso imbarazzato. Jack sa ciò che vuole ma come tutti ha anche paura, paura dell’amore, paura del rifiuto, paura di soffrire. Le cicatrici sul suo cuore sono ben chiuse ma fin troppo visibili. Tutto ciò gli porta insicurezza e insoddisfazione, ma alla fine è ciò che vuole, la luna non è apparsa per caso e certamente è il momento giusto. Finisce la birra, la appoggia sul bordo della finestra del locale, e si avvicina goffamente alla ragazza, continuando a fissarle gli occhi, senza guardare dove mette i piedi, come se avesse paura di perderla. Arrivato quasi dietro di lei, girandosi, con la mano, per sbaglio o per fato, sfiora quella della ragazza e qui accade cio che per Jack sembrava un sogno. La mano della ragazza afferra quella di Jack e la stringe a se in un morsa di piacere incantevole, dove le dita si incastrano in maniera perfetta l’una di fianco all’altra. Jack viene avvolto da un calore inaspettato, alternato a brividi di stupore, la sua mente si fa solare e il suo cuore a meraviglia ricomincia a pompare… la felicità…

…capita… a stento… ma capita…

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The MoonJack


E’ da cinque minuti abbondanti che scende l’acqua dal rubinetto, talmente calda che lo specchio è diventato condensa, a Jack piace il rumore dell’acqua mentre fa la barba, lo fa sentire in movimento, parte integrante di una giostra che gira nella sua testa, nonostante ne disprezzi lo spreco, cerca infatti di radersi nel minor tempo possibile, sorprendentemente con risultati strabilianti. Jack pensa a ciò che potrà succedere una volta varcata la soglia di casa, è venerdì sera e gli amici lo aspettano al solito posto, Jack con le sue ali spicca sempre il volo, creandosi aspettative, sperando nel divertimento e nell’incontro della sua vita, la sua ipotetica anima gemella. A Jack piace quindi essere ordinato, sia in viso che negli abiti che indossa, non cerca mai di essere troppo elegante, Jeans e Polo invadono i suoi armadi, numerose scarpe da tennis hanno calzato i suoi piedi, ma mai per giocarci. L’acqua continua a scorrere, Jack apre ora la finestra perchè troppa condensa si è formata sullo specchio, vuole vederci chiaro per il momento, almeno mentre finisce di radersi, deve verificare che tutto sia perfetto, non per una convinzione maniacale, ma soltanto perchè non vede l’ora di mettere il suo profumo preferito, quello che a volte lo ha accompagnato nella realizzazione dei suoi sogni migliori.
Jack chiude l’acqua per far si che la condensa evapori prima, il silenzio improvviso del mancato scroscio dell’acqua lo riporta nel mondo reale, quel mondo che non gli appartiene. Jack fissa lo specchio, normalmente gli piace perdersi nella condensa che pian piano sparisce, che lascia spazio al riflesso del suo viso. Il circolo d’aria creato fa in modo però che la condensa si dirada dall’alto verso il basso, se fosse una mappa, da nord-est a sud-ovest. Jack dovrà aspettare più del solito stasera per vedere il suo viso, dall’angolo dello specchio però c’è qualcosa che lo chiama, una luce differente dalle altre, più la condensa sparisce più la visione si fa chiara, è la mezzaluna che si riflette, passa attraverso la finestra e si imprime nello specchio. Jack si sente quasi in un museo, ad osservare un quadro che dipinge un mondo fantastico, una vallata innevata sotto la mezzaluna, quella famosa sedia a dondolo dove tutti vorremmo sederci per osservare la vita dall’alto. Per Jack non è un messaggio casuale, è un messaggio della speranza, delle cose buone. Senza guardarsi in viso, mette subito il profumo preferito. Allo spruzzare viene inondato dai ricordi migliori, da tutti quei volti che si sono avvicinati al suo collo, sente ancora il naso di quei visi che sfiorano la sua pelle, le labbra eccitate da quel profumo, i sussurri… ed un brivido dal nulla che parte dall’orecchio percorre la sua schiena…

…Jack sa quello che vuole stasera e farà di tutto per averla…

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The Jack Pilot…


Jack crede nel destino e nella non casualità degli avvenimenti, crede nei sorrisi e nei sentimenti, spinto dall’ingenuità e dai suoi tormenti, Jack spera sempre nei migliori eventi. Cullato dalla noia e dalla malinconia, sogna sempre di volare via. Con il cuore, coi pensieri e con le parole, brucia i ricordi ed avvelena il rancore. Spinto dal bisogno di vivere nuove emozioni, Jack affronta il dolore come un esercito di milioni. Jack sa cos’è l’amore, si distruggerà per rivederne il colore, riannusarne l’odore e riassaggiarne il sapore. Ogni sera, quando va a letto, Jack spera sempre di aver vissuto la vigilia della felicità, con lo sguardo verso l’alto, apre gli occhi e sul petto si sfiora le mani, sperando di sfiornarne altre il domani, immaginando il viso di chi sta cercando con lo stesso sogghigno di chi sta barando, Jack apre le ali e incomincia a volare. Jack può volare e lo fa tutte le notti, dopo il suo consueto giro in macchina per la città, senza ne ubriacarsi ne drogarsi Jack guarda dall’alto il mondo che non và. Lui è in grado di volare e far volare, ha tanto da dare ma non sa come fare, ogni giorno a modo suo, escogita qualcosa di migliore, e nel suo letto, tra pensieri e ricordi la guarda negli occhi e gli dice buonanotte…

…e chissà se volando tra le stelle nel cielo trovi quella più bella che lo renda sereno…

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