Ma quando cazzo arriva il sole?


Son metereopatico e si sa, cazzo che grigiore in questi giorni. Stasera è arrivata anche la nebbia! La misera bastarda nebbia. Ed io son grigio, la mia vista, i miei sensi ed i pensieri… Dannati pensieri… Sono offuscati.

Sono inquieto e ho paura che lo sarò sempre. Ha sempre fatto parte di me. Il vuoto, la solitudine, il desiderio di cambiamento, il non averne mai abbastanza, il cambiamento in se che quasi spaventa gli altri… Io sono un demone scappato dall’inferno, c’ero finito per caso o per punizione, o per guadagnarmi tutto il bello della vita. So solo che non sono nato angelo.

Sono uno che tende a soffrire, perché se non soffro, come faccio a guarire? Se non guarisco, come faccio a stare bene? Ho una concezione malata dello star bene. Che poi… Ogni volta che son stato bene, c’è qualcun altro che sta male. Quindi a volte sembra quasi che non ne valga la pena.

Che io preferisco quasi sempre che stiano bene gli altri al posto mio. E lascio andar le persone per la loro strada, per il loro bene. Posso rimaner solo per il loro bene. Spesso poi accade che io non dia confidenza alle persone, che non dia la possibilità di avvicinarsi, perché so che un giorno potrei farle soffrire.

Io ero uno di quelli che appena una persona si avvicinava, incuriosita o interessata, si costruiva di quei castelli addosso sul che bello, sul come sarà, sul futuro, sull’amore e così via. Scambiando semplice interesse o curiosità per amore. Fatti poi i propri interessi, queste sparivano, e mi crollava addosso tutto quanto.

Allora si scaturiva in me la paura di far lo stesso agli altri, di deluderli, quando invece l’illuso, nei rapporti, son sempre stato io. Mi porto ancora dietro tanto di questo, non riesco a fregarmene.

Ho sempre questo dannato peso di aver fatto qualcosa di male nella vita, un anomalo senso di colpa. Che colpe ne ho tante io, ma riguardano solo me, non gli altri. C’è chi va fiero delle proprie cicatrici, io per la maggior parte me ne vergogno. Mi son sempre vergognato di tutto io. Di me. Che motivi non ne ho mai avuti.

Questo senso di guadagnarmi le cose perché tutto il bello della vita l’ho sempre pagato… Ed il bello, quando inaspettato, che inizialmente sembrava gratuito, l’ho sempre pagato il doppio dopo. E lo sto ancora pagando.

Ma pagando cosa? Miseria bastarda. Perché questo peso? Perché io devo sapere che cazzo è il dolore per comprendere quello degli altri.

Ho sempre pensato, nella mia solitudine, di essere una persona destinata a qualcosa d’immenso, per questo mondo. Uno di quelli che verrà ricordato nella storia per sempre. Nel bene, soltanto nel bene. Dico che salverò il mondo. Ah… Chissà… So solo che ci proverò nelle mie forze. Sicuramente, farò di tutto per il MIO mondo, per ciò che mi circonda.

Dovrei viaggiare per circondarmi sempre di cose diverse.

Ma quando cazzo arriva il sole? Agisco e continuo ad attendere. Ho bisogno d’aiuto per vivere con un po’ più di leggerezza.

Ma quando cazzo arriva il sole? Che sia in cielo, o che sia tu.

E se fossi io?

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20 thoughts on “Ma quando cazzo arriva il sole?

  1. Il mondo si salva un pezzetto alla volta mica tutto insieme sai? maremma metereopatica!
    Un sorriso luminoso…
    p.s. pensa che per sapere che tempo farà del we invece di guardare le previsioni chiedo direttamente alla mia collega meteosensitiva, non sbaglia mai!

  2. Anche io: sono, metereopatica, sono inquieta e ho paura che lo sarò sempre, tendo a soffrire ed intristirmi, ho sempre un maledettissimo ed anomalo senso di colpa per aver fatto non si sa cosa di male nella vita.
    E me lo chiedo io pure, quando cazzo arriva il sole.

    • Oggi qui non piove, che bello! Sono uscito a correre, ho ripulito la miastanza, che è un po’ come metter ordine nella propria vita. Le scartoffie, la polvere, soprattutto vecchi vestiti che ormai ci si sta dentro in due. Ho svuotato mezzo armadio e già penso ai soldi che devo spendere perché non ne ho. Insomma… Mi son distratto… arriverà sto cazzo di sole, altrimenti brilleremo noi.

  3. Il peso che ci portiamo dentro, il senso di colpa, nel mio caso la vergogna. Vergogna di cosa? Non saprei neppure spiegarlo. Proprio oggi, durante una tostissima giornata di scuola, ci riflettevo. La cosiddetta ferita primaria (così la chiamano i miei supervisori) che non se ne va mai del tutto, è sempre pronta a sanguinare di nuovo… hai ragione, solo se il dolore lo conosci puoi provare ad avvicinarti agli altri e ad “incontrarli” davvero. A volte mi chiedo davvero perchè per combinare qualcosa di buono nella propria vita sia necessario attraversare le proprie magagne peggiori: passiamo una vita a costruirci delle difese che ci permettano di sopravvivere senza stare troppo male e poi ,quando ormai ci siamo ben consolidati in un certo modo, arriva qualcosa (o qualcuno) che ci fa capire quanto le nostre architetture ci “impediscano” di essere liberi. E’ tutto molto masochistico. Sarebbe forse meglio essere superficiali e felici? Mah..

    • Ferita primaria. Ci sono un sacco di cose che mi porto dietro sin da piccolo… Credo che ho sbagliato sin da subito a costruirmi quelle difese… Ma come si fa a non sbagliare da piccini? 😀
      Ora però sono grande. Ed è ora di di fare quel cazzo che voglio.

      2013 LA SVOLTA.

  4. tra i pochi tuoi post che fin’ora ho letto, trovo anche in questo numerose assonanze (che proprio per quantità mi spiazzano un po’!). non credo proprio, da ciò che scrivi, che tu abbia una concezione malata dello star bene, anzi

Se hai qualcosa da dire al riguardo, questo è il momento giusto.

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