Nel letto poi è una tragedia…


Metto in ordine tutto e spengo il computer. Chiudo la porta per metà, voglio che le luci della stufa in sala entrino danzanti nella mia stanza e si riflettano sulla piastrelle della parete sulla mia destra. Mi corico nel letto a pancia in su, il piumone a metà petto e le mani dietro la testa, come su un prato ad osservare le stelle.

Copro con della musica il rumore della stufa, il fischio alle orecchie ed i disturbi televisivi provenienti dalla cucina. Normalmente musica tranquilla e senza parole, oppure qualcosa in lingua straniera, di rilassante, che non mi faccia concentrare sul messaggio della canzone, qualcosa che faccia trasportare, che mi accompagni chissà dove…

Nella mia stanza non c’è cielo e nemmeno stelle, ma se chiudo gli occhi col sorriso, si presenta vivo più che mai. All’inizio il tramonto, grazie al fuoco della sala, cede spazio a quel che c’è sotto le palpebre, una calda oscurità che confina con l’infinito. Le poche luci rimaste si trascinano nello spazio come fumo colorato, si fan poi più nitide, come le aurore boreali. Attraverso questo confine tutto d’un fiato ed arrivo al buio assoluto. L’universo di fronte a me.

La calma non fa in tempo ad entrare e a posare il cappotto, che si tramuta subito in stupore al brillar della prima stella, com’è possibile in mezzo a questo buio? Poi un’altra stella, ed un’altra ancora! E così via a riempir lo spazio di costellazioni che mescolano lucentezza e posizione, che non capisco se son io che mi muovo o se son loro che girano attorno a me…

Infine ombre di nebulose che si muovono anche loro, assumendo forme vaghe e a volte note.

Di colpo il suo viso. No, non può essere lei. Perchè ancora lei? Cosa vuole ancora da me? Perchè non un’automobile?

Si fa strada quindi nello spazio un’automobile, una di quelle antiche col muso lungo ed i grandi fari. Poi un uccello dalle grandi ali, un aquilone ed un volto nuovo che non conosco. Una sagoma di donna, una maschera inquietante, poi due che fan l’amore, lui sdraiato le afferra le cosce, lei sopra si tiene insieme i capelli, li guardo dall’alto.

Che diavoleria è mai questa? Meraviglioso… Perchè non provar ad immaginare anche l’altra lei?

La cerco in quest’angolo di universo che si è formato dentro me, tra le nebulose in bianco e nero che danzano come in un film muto. Spremo veramente le meningi per formare il suo viso. Si sono proprio io, sono proprio io a desiderar quel che vedo, perchè con calma e gran fatica, dopo una lunga serie di altre immagini, lei compare, colorata e sorridente come in quella fotografia.

Le tempie pulsano, il mal di testa prima non c’era. E’ sicuramente un campanello d’allarme, forse questo è un gioco pericoloso. Mi giro di lato. Una mano sotto il cuscino, l’altra nei pantaloni del pigiama, mi metto a dormire, domani sera ci saranno altri mondi ed altri visi da esplorare.

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4 thoughts on “Nel letto poi è una tragedia…

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