Una Domenica…


piazzaduomo

La sveglia del cellulare che suona ininterrottamente, apro gli occhi, guardo il telefono… Le dieci e un quarto. Considerando il fatto che l’orario di visita all’ospedale è a mezzogiorno e mezza, posso partire almeno un’ora prima.
Manca quindi un’ora e un quarto alla partenza… Che fare? Riguardo il telefono e schiaccio il tasto “posticipa”. Non ho voglia di alzarmi ora, rimando la decisione di cinque minuti. Chiudo gli occhi, suona di nuovo la sveglia… Ok, il tasto “posticipa” non mi serve a un cazzo, cinque minuti  tra una suonata e l’altra non mi permettono di certo di andare avanti a dormire. Mi alzo, stranamente pieno di energie, di solito la domenica mattina sono da ricomporre come un puzzle, se invece ci fosse stata una donna al mio fianco, sarei sicuramente da montare come un LEGO.

Lunedì è festa, quindi ho posticipato il mio classico sabato sera a questa sera, c’è il compleanno di Elia, mi sento in forma, credo che farò scintille. Apro la finestra, un sole così non lo vedevo da giorni, è proprio una giornata magnifica, faccio prendere aria al letto e scendo a cercare qualcosa per la colazione. Ovvio che non trovo nulla, non c’è nemmeno la Gerry da interrogare per la spesa, c’è solo mio padre, tutto contento perchè ha appena preso un nuovo televisore LCD per la sua camera da letto. Questa casa oggi è proprio diversa, il sole che entra dalle finestre è fortissimo ed illumina tutto con un calore appagante. Non vedo l’ora di vedere il mondo. Corro a vestirmi e a chiudere le finestre in camera, prendo i soldi, le chiavi della macchina e mi appresto  ad aprire la “Fiat Punto” di Gerry, questo rottame fa fatica ad aprirsi, prima si è rotto il telecomando, ora con la chiave si fa fatica a girare nella serratura, credo che fra poco per aprirla dovrò entrare dal baule. L’aria è fresca e frizzante, dico così perchè è una piacevole sensazione stare all’aperto, anche se è Dicembre, anche se fa freddo, il sole fa la sua parte. Decido comunque di non prendere gli occhiali da sole, anche se è forte io me lo voglio godere.

Accendo il catorcio e vado all’autobar per la colazione, due brioches e nient’altro, da bere mi scolo l’acqua che c’è in macchina, già che ci sono mi mangio anche le brioches in macchina, mentre viaggio, come se stessi andando chissà dove… Destinazione Milano, una delle città al mondo che ami e odi allo stesso momento, Gerry è al Policlinico che mi aspetta, i restanti della famiglia andranno a trovarla stasera, io ne approfitto ora perchè stasera bisognerà festeggiare Elia ed io non potrò mancare. A Milano è una giornata PESANTE oggi, anche se è Domenica mi converrà parcheggiare all’autosilo e prendere la metropolitana, nella capitale della Lombardia, infatti, oggi ci sono la fiera dell’artigianato e quella degli Obei Obei, per non parlare di tutti i negozi aperti che siamo a Dicembre e la gente DEVE fare i regali. Quest’anno per me niente regali a nessuno, nemmeno ai miei, gli anni passati c’era la mia ex che mi motiviava con il suo spirito familiar/natalizio a riempire gli alberi di natale di pacchetti colorati e luccicanti, quest’anno non ne ho proprio voglia.

La fila per parcheggiare all’autosilo è veramente lunga, immagino già la marea di gente in metropolitana e per le strade, mezzora in macchina per aspettare a parcheggiare, nel frattempo mi canto e urlo canzoni dei System Of a Down, Smashing Pumpkins, Pearl Jam e Soundgarden. Le persone nelle macchine di fianco sono allibite, e per di più sono tutti extracomunitari, non è che sto andando anche io verso La Mecca?

Finalmente parcheggio e prendo la metropolitana, alla fermata mi si sono avvicinate due splendide ragazze bionde, che con il loro accento inglese mi hanno chiesto a quale fermata dovevano scendere per andare in Duomo, semplicemente alla fermata “Duomo”, successivamente a quale banchina dovevano prendere il treno, dato che siamo al capolinea ed il treno prende solo una direzione, con il mio improbabile inglese rispondo “it’s the same”, e loro “are you sure?” ed io concludo “Yess!!! Tanto quanto siete gnocche!!!”. Uno di fianco si è messo a ridere, le ragazze ringraziano, credo non abbiano capito e se ne vanno. Io aspetto sorridente il treno, la gente mi avrà preso per matto, ma qui a Milano ognuno è quel che vuole. Ricordo da ragazzini, quando si veniva con i pullman, sulla metro si faceva sempre i coglioni, ad urlare, a fare i mongoli, tanto qui sono abituati ai pazzi…

Arrivo all’ospedale, puntuale come… Come una persona puntuale e non di certo come me… Io, persona che non si è mai iscritta all’università ma che pretende ti poter utiizzare il quarto d’ora accademico…
Arrivo alla stanza di Gerry ma è vuota, in quella di fianco c’è un carcerato e fuori ci sono sempre quattro poliziotti a sorvegliare, mi rivolgo a loro allibito chiedendo se mia madre l’avessero portata in galera, loro ridendo mi indicano la nuova stanza, in quanto quella era da disinfettare… Brutta cosa quando un polizziotto dice “Quella stanza è da disinfettare!” mi sa di parole in codice, tipo per indicare un’irruzzione armata… Guardo troppo film… Mi affaccio alla nuova stanza, fa cagare come quella precedente, tutto questo ospedale fa cagare, nel cortile interno è tutto allagato e sembra Venezia, ci sono addirittura i paletti per fare attraccare le barche, per non parlare dei giapponesi che fanno le foto, uno schifo assoluto, ma quello che fa buono questo ospedale non è di certo la struttura, ma i medici, che sono molto bravi.

Vedo Gerry sul letto, mi guarda e mi sorride, nessuno c’è con lei, strano perchè ogni giorno son venuto, e c’è sempre stato qualcuno. Mi guarda ed è bellissima,  mai detto questo di mia madre, ma cazzo che forza che ha, tre giorni fa gli hanno asportato un bel pezzo di intestino, ed ora è li che mi sorride e si vede che sta bene, che è serena… Siamo tutti contenti che è andato tutto bene… Parlo molto con lei, come non avevo mi fatto, ho passato un ora e mezza a chiaccherare con mia madre come se fosse un’amica. Quando ero adolescente i miei genitori li odiavo a morte, poi, dopo vari incidenti di percorso, incominciai ad apprezzarli, per la loro forza, per i sacrifici fatti e per come mi hanno cresciuto. La saluto stringendogli la mano, senza dire ti voglio bene, senza baciarla, non è da me, ma son fiero di essere suo figlio.

Uscito dall’ospedale decido di farmi un giro in Duomo, non per le due cavalle bionde incontrate in precedenza, ma semplicemente perchè non vedo il Duomo da quando facevo le superiori. Il fatto è che è stato anni coperto da impalcature in quanto lo stavano pulendo dallo smog, ed ogni volta che cia ndavo vedevo sotlanto cartelloni pubblicitari su un’opera d’arte magnifica. Salendo le scale della metro imbrocco l’uscita che si affaccia alla facciata del Duomo, pian piano compare di fronte a me, bianchissimo e splendente, imponente e gratificante. Il Duomo è proprio bello, mi fermo in piazza, mi guardo attorno, respiro, la gente, i piccioni, i peruviani che suonano canzoni natalizie, l’albero enorme con solo fiori bianchi, accendo una Marlboro e mi godo il momento. Quanti ricordi, di quando venivo con gli amici, ma soprattutto di quando venivo con la mia ex, in quel momento avrei voluto tantissimo stringere la mano di qualcuno e godermi l’attimo in dolce compagnia…

Ma “chissenefrega”, ho tutto, mi manca solo l’amore, ma per il resto… HO TUTTO… Allora toccando il portafogli decido di andare in Galleria, non per fare il giro sulle palle del toro, ma per andare al MEDIASTORE, a comprarmi un bel film, un regalo per me. Non ci metto molto a decidere che film comprare, vedo subito in bellavista “AMERICAN GANGSTER” a 12,99€. MIO!!! Non l’ho mai visto ma me ne hanno parlato tutti bene, poi ci sono Russell Crowe e Denzel Washington…
Si son fatte le tre ed incomincia a venirmi fame, mi affaccio ai vari Spizzico e Mc Donalds ma c’è veramente TROPPA gente… Decido quindi di godermi l’ultima sigaretta in Piazza Duomo, il sole d’inverno in questa splendida città. Oggi mi sembra splendida, come la vita, come le ocse, come le persone. Amo tutto.
Scendendo le scale per la metro, continuo a fissare il Duomo che pian piano sparisce, nel frattempo sale una bella ragazza al quale faccio i complimenti, sorride  ma non ci fermiamo. Girato l’angolo un cieco chiede la carità, ha gli occhi completamente bianchi, rimpiango di non avergli lasciato una moneta, non so perchè non l’ho fatto.

…mi serviva venire fino a qua per capire che non mi manca nulla nella vita…

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6 thoughts on “Una Domenica…

  1. Molto bello questo post Vuc’s, l’ho già riletto 2 volte di seguito.

    Auguri alla Gerry, che si rimetta in forze al più presto.

  2. Bellissimo post belo,ho pensato molto mentre lo leggevo..fa riflettere.
    Tantissimi auguri a Gerry,salutamela tanto.Ricordati però!!!Capito???!!!
    Il Coreano te lo saluto io se vuoi,l’ho visto anche l’altro giorno

Se hai qualcosa da dire al riguardo, questo è il momento giusto.

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