Pisa e le sue risa…

Pisa, Battistero di San Giovanni, di Flavio (the new entry) Alcuni diritti riservati

Fosse sempre così cazzo… Uscire dal lavoro alle sedici, lavarsi e trovarsi sotto casa Albert, VAilo e Flavio (the new entry) pronti per partire. Fosse veramente tutti i giorni così…

Pisa è una cittadina decisamente adorabile. La sera respira, nel suo centro storico, nelle luci riflesse nell’Arno, nei corpi di centinaia di giovani che bevono e chiaccherano… Avere poi Piazza dei Miracoli tutta per se non ha prezzo… Non aggiungo altro, alzate il culo ed andateci con le persone che amate.

Ora è notte fonda, sono le due e mezza, io e Albert siamo belli svegli e abbiamo anche svegliato gli altri, sembra proprio di essere in gita. Al buio scrivo questi pensieri e si parla tutti quanti. Siamo stanchissimi, ma si sta ancora un po’ svegli a scherzare tra noi, quasi a voler trasgredire un ipotetico coprifuoco, la sensazione è decisamente questa. Non sarà mai troppo tardi per fare le cose, quello che si è provato da bambini o a sedici anni lo si può provare anche a ventisette, e secondo me, anche a sessanta…

Rido e vomito…

Un sabato al bar del paese con l’intenzione di trascorrere una serata tranquilla, tre birrette, tre risate con gli amici, il tema era “spensieratezza” e così fu. Dopo la terza Super Tennent’s a stomaco vuoto ero già ubriaco, il mondo mi sorrideva ed io rispondevo facendogli l’occhiolino. Ero talmente contento che non son riuscito a dire STOP e ne ho bevute altre tre chiudendo la serie con un bel panino farcitissimo… Lo divoro in un attimo!

Tutto ciò però ha vita breve, mi accompagnano a casa e vado direttamente in cameretta perchè giù ci sono il Coreano e il Serio ancora svegli a guardar la tv. Mi sdraio e tutto incomincia a girare vorticosamente, appoggio quindi il piede per terra ma non funziona, dicono che i giramenti dovrebbero smettere ma sono solo palle… Allora mi alzo da letto ed incomincio a girare per la camera in senso contrario fin quando non mi ritrovo con la bocca piena di vomito!!! Non so più che fare… Giù ci sono quei due svegli, se vado nel bagno di sopra sveglierei la Gerry e io mica posso fare queste figure con mia madre, allora guardo il cestino, poi la finestra, poi il cestino, infine apro la finestra e incomincio a vomitare come un dannato giù nel cortile! Rido e vomito facendo un fracasso che rimbomba sulle mura delle case dei vicini, non credevo a quello che stavo facendo…

Le risate però finiscono appena mi rendo conto del danno fatto, una pozzanghera post-alluvione piena di vomito splende sotto la mia finestra… Che fare? Metto la tuta ed esco di casa, cercavo una canna dell’acqua per pulire il tutto ma il Coreano avea chiuso tutti i rubinetti… Che fare allora? Per fortuna che c’è un secchio pieno di cenere, evidentemente avevano appena pulito il camino, applico quindi la tattica dei bidelli! Scopa e segatura per il vomito dei bambini. Se con la cenere ci pulivano i panni… Perchè non pulirci anche il vomito? Beh la somma di idee ha funzionato e me ne torno a letto beato… Sono un ninja cazzo!!!

Beato un cacchio! Riprende tutto a girare, ma questa volta stringo i denti! Sono un cazzutissimo ninja io! Wuattà!

Bologna.

La sveglia alle sei è peggio di un calcio nei coglioni, è una botta che ti prende da fuori e pian piano il dolore s’intensifica nel basso ventre. La sveglia alle sei è però necessaria per prendere il treno delle sette e venti che ci porterà a Bologna, la città dell’affettato, degli universitari e dei portici. Più 38 km di portici attraversano questa città! Ricordo lo stesso stupore quando scoprii che l’intestino di un essere umano è lungo 9 metri!

I protagonisti di questa avventura sono Albert, il VAilo, lo Sganze, io e Paolo. Ma chi è Paolo? Paolo è il nostro nuovo compagno di avventure, un ragazzo modesto del centro Padania che fa il consulente informatico per una delle più importanti aziende del paese, lui gira il mondo col fagotto legato al bastone ed in uno dei suoi tanti viaggi incontrò il VAilo. Fu subito amore e lavorarono insieme per diversi mesi,  poi però il fato li divise ma loro continuarono a sentirsi, a vedersi, ad amarsi. La cosa piacque un sacco anche ad Albert, roba da portarli a partire insieme per l’Europa due anni fa… Una cosa a tre nel vecchio continente. Beh… Dopo questa esperienza direi che se fanno un altro viaggio mi aggrego pure io. Paolo è un personaggio dei fumetti, tranquillo, pacato e compostissimo, la prima cosa a cui ho pensato su di lui è che fosse un supereroe in incognito, tipo Clark Kent…

Bologna è proprio una gran bella città, si fanno un sacco di cose… Si cammina sotto i portici senza perdersi, si visitano le università chiuse, s’incontra una classe di fighe nel museo più sfigato della città, si spendono 10 euro per un aperitivo, si raddrizzano le torri con lo sguardo, si pranza con pane e mortadella e lambrusco, si offre un panino alla barbona di turno, si compra il lambrusco nei negozi degli indiani, si parla male del comportamento della chiesa cattolica nella storia del mondo passeggiando nel duomo, si bevono spritz nei bar delle biblioteche, si fanno aperitivi spartani in albergo guardando film di Renato Pozzetto, ci si lava con il detergente intimo, si beve una birra ogni 10 metri, si scoprono case di parenti lontani, si beve il negroni in un bar che ha il cesso nascosto sottobanco, c’è poi un’osteria dove si mangia divinamente, consigliata da Paolo, già uomo di mondo qui a Bologna dal lontano 1984. Dopo mangiato si bevono gli amari un po’ in giro, e si passeggia tra la gente, tra i locali, i più interessanti sono tutti sottoterra e anche molto imboscati, si balla la techno minimale, Albert e Sganze fanno anche una gara di breakdance, si canta sotto i portici, si canta di notte canzoni di Natale sotto il grande albero in piazza del Nettuno, si finisce a scoprire in anteprima il modello di una nuova automobile, lasciata apparentemente incostudita sotto uno dei tanti portici bolognesi. Ci si sveglia poi in una stanza che sa di morte, vino rosso fermentato e scorregge di pesci di fiume.

Bologna è proprio una gran bella città, ma è proprio piena di gente strana… Abbiamo visto persone educate ma anche persone maleducate e fredde. Onestamente qui l’andazzo non è che cambi molto, ma credevo che a Bologna la gente se la tirasse di meno, trovando un riscontro positivo sul lato estetico ma negativo su quello intellettuale. Ora  è chiaro che io non posso permettermi di catalogare i bolognesi, ma la maggior parte delle persone che ho visto non mi è per niente piaciuta. Sembra quasi che ti parlino dal piedistallo…

Aneddoti che ricordo…

<<Ma la parola filologia esiste?>>
Albert di fronte all’aula di filologia italiana dell’università di Bologna.

<<C’è che qui i miei amici non hanno soldi, quindi se è gratis lei porti tutto quello che vuole da mangiare!>>
VAilo alla cameriera di un bar, dopo che ci aveva chiesto se avevamo bisogno di altro.

<<Ma si… Metti tre fette di mortadella in questo!>>
Io al VAilo che farciva il panino donato alla barbona. Noi poi rimanemmo senza…

<<E questo Fernet è per il ragazzo ubriaco…>>
Il cameriere mentre mi serviva il Fernet…

<<Ma tu che cazzo vuoi?>>
Una ragazza mentre la guardavo aiutare un’altra ragazza con delle sue amiche.

<<Ma che cazzo ridi?>>
La stessa ragazza, dopo che le ho chiesto se gli serviva una mano…

<<Sorrido perchè siete tanto carine e mi fate tenerezza!>>
La mia risposta alla domanda precedente.

<<Se la bevo di rigore andiamo a fighe, anzi, prima andiamo a mangiare>>
Paolo prende posizione nelle indecisioni del gruppo, e vince!

<<Ma non vedi che c’è la telecamera? Non vedi che c’è la telecamera? Non vedi che c’è la telecamera? …>>
Un omone di colore continuava a dire così al posto di picchiarmi, in quanto avevo tolto la coperta alla macchina in esposizione…

<<Ma cazzo io non sono ancora ubriaco, perchè siamo andati subito a ballare, dovevamo bere ancora!>>
Io, vistosamente ubriaco!

<<Dovevate provarci con la ragazza che stava male…>>
Sganze rimprovera noi single per essere andati in bianco…

<<Cos’è stato? Il terremoto?>>
Albert, dopo che sono caduto dal letto nel sonno…

Al compleanno di Gerry…

Gerry è la madre dell’amore, della bellezza e della pace in terra. Gerry è mia madre e ieri ha compiuto 26 anni (l’età di una signora non si può mica dire, la si deve dividere sempre per due).

Il giovedì precedente sono riuscito ad acquistare una bella borsa di Calvin Klein, grazie anche all’aiuto del mio amico Albert, che lui di donne se ne intende più di me. Trovare un posto per nascondere la borsa, in casa mia, non è un problema, in quanto sotto il mio letto, essendo Batman, c’è il passaggio segreto per la bat-caverna, ma questo forse non avrei dovuto dirlo.

Di solito però, alla Gerry, le facciamo trovare anche dei pasticcini e dei fiori, ma come ho detto prima (ma dove?!?!), di lunedì le pasticcerie sono chiuse ed i fioristi s’impegnano solo per i funerali. Il Nano (mio fratello, quello che ha 6 anni in meno di me ma è alto come me) è però in casa tutto il giorno a fare un cazzo, decide quindi di uscire dal paese ed andare dal primo fiorista che c’è aperto (in Patagonia) e di comprare una composizione floreale degna della madre più bella del mondo. Di sicuro i soldi glieli avrà dati il coreano (mio padre, che non è coreano ma c’ha i baffi), credo che di soldi gliene avrà dati anche parecchi, che non mi può tornare con un vasetto di merda con dentro un fiore dei lego e due foglie della siepe di fronte…

Per me il ragazzo ha fatto il furbetto ed ha tenuto i soldi, magari per pagare la sua parte di borsa, a questo punto si potrebbe anche chiudere un occhio al riguardo, ma qui, di soldi, che è martedì, non ne ho ancora visti… Speriamo non si droghi…

Decidiamo di festeggiare in una pizzeria dove fanno anche del buon pesce, il regalo lo nascondo nella mia bat-mobile, devo quindi guidare per forza io e convinco facilmente mio padre a non prendere la sua auto, facendogli notare che avrebbe potuto bere qualcosa in più del solito, senza la preoccupazione di dover guidare. Mangiamo come dei porcelli di mare, antipasto misto di mare, risotto ai frutti di mare, grigliata mista di pesci di mare, mare, mare, mare, ma che voglia di arrivare li da te…

Finito l’itticidio, prima del dolce, lancio di nascosto le chiavi al Nano, seduto di fianco a me, non prima di avergli inviato un sms con scritto: “Il regalo è nel baule, esci e fai finta che devi rispondere ad una telefonata”. Questo, con uno scatto felino, uno di quelli obesi con ancora la lisca in bocca, corre fuori e torna con questo bel pacco abbastanza anonimo…

Gerry: <<Un altro regalo?!? Ma mi avete già fatto i fiori oggi!>>

Io: <<E chiami fiori quel vasetto del cazzo con dentro due foglie? Questo è il vero regalo da parte di tutti!>>

Nano: <<Oh cazzo dici che quei fiori li ho pagati più di quella borsa…>>

Io: <<Ma se me li devi ancora dare i soldi per la borsa!>>

Gerry: <<Ah… E’ una borsa…>>

Yann Tiersen in concerto.

Era da diversi anni che aspettavo questo momento, e finalmente è arrivato. Sono appena tornato dal concerto di Yann Tiersen tenutosi al Carroponte di Milano e mi sento abbastanza realizzato. Sentire dal vivo un genio musicale del suo livello è un’esperienza che tutti quanti dovrebbero provare nella vita…

Yann Tiersen è un polistrumentalista minimalista francese, diventato famoso a livello mondiale grazie alla colonna sonora di uno dei miei film preferiti, “Il favoloso mondo di Amelie” e anche di “Good bye Lenin”. Crea principalmente pezzi strumentali che variano dal rock, alla musica classica e folkloristica francese. A me fanno impazzire le composizioni per fisarmonica, violino e pianoforte. Brani che fanno viaggiare la mente, che fanno sognare.

Peccato però che Yann questo giro mi abbia fatto uno scherzetto e la scaletta non prevedeva queste composizioni, purtroppo i suoi live si differenziano molto fra loro, a volte suona con un’orchestra, altre invece si cimenta in sessioni minimaliste con un batterista ed un chitarrista. Questa sera invece aveva una vera e propria band e si è cimentato in sessioni ritmiche poco melodiche e molto rockeggianti, toccando pochissime volte il violino, non considerando proprio il pianoforte e la fisarmonica, un gran peccato per le mie orecchie e per le mie aspettative classiche e folkloristiche.

Il ragazzo però ha saputo comunque stupirmi con pezzi che non avevo mai sentito e che ha fatto godere me e il pubblico pagante, numeroso e appagato. Andrò sicuramente a rivederlo, ma in condizioni migliori.

Dico condizioni migliori perchè al Carroponte, con queste temperature, in mezzo alla gente non ci si può stare. La cappa di afa presente constantemente su Milano, le zanzare giganti che trapassavano i jeans e la folla tutta bella appiccicata, portavano la temperatura alle stelle creando diversi disagi che non permettevano di godere a pieno della performance musicale. Qui purtroppo non è come in un concerto rock o pop dove si poga o si balla, creando del sudore giustificato dal movimento, qui bisogna starsene concentrati per godere a fondo ogni singola nota del musicista, e nonostante nessuno si muovesse, le mie tempie sgorgavano acqua più dei fontanili che ci sono nelle mie zone. Teo ha addirittura ringraziato Dio per avergli donato alla nascita le sopracciglia, altrimenti gli servivano dei tergicristalli per non far cadere acqua agli occhi. Una ragazza di fianco a me è addirittura svenuta…

Ma poi l’abbiamo capito che dovevamo spostarci da li, e sdraiati sull’erba tutto era più incantevole…

Bel cuntent…

Venerdì, non è mica pizza e fighi.
Albért sostiene a gran voce, per tutto il giorno, di essere la fonte dei miei post e di rubargli le idee. Quando qualcuno insiste, gli si da ragione e ancor di più. Decido quindi di cambiare il mio nome su MSN con il suo, e di mettere l’immagine personale uguale alla sua. Per tutto il giorno su MSN c’erano due Albért e la cosa ha creato parecchia eccitazione fra le ragazze online. C’è chi ha desiderato un panino per questo, altre invece, hanno goduto tanto, un po’ come quelle segretarie d’istituto, la prima volta che vedono in funzione una fotocopiatrice che fa il fronte-retro simultaneamente. Un revival di quella famosa pubblicità che girava anni fa, sulle migliori labbra della lombardia, risiedeva quella famosa frase “two is mei che one”.

Non c’è stata però la famosa pizzata tra pochi intimi ex-compagni di classe, ma dato che Albért aveva già prenotato, abbiamo deciso di mangiarci comunque una bella pizza, in una bella pizzeria di una bella città di provincia. La pizza si è rivelata però bella pesante, la stiamo ancora digerendo, credo che ora sia nelle parti del duodeno.

Beviamo poi un caffè con gli amici, per risvegliare i sensi ed andare a fighe, belli carichi, ma abbioccati dalla cena… Il posto scelto è invasato di gente, una fila abnorme per accedervi, una marea di pussy tra il parcheggio e l’ingresso, l’elevata temperatura estiva si somma al movimento degli ormoni creando lo zero assoluto. La parola più pronunciata durante la serata è stata “roie”.

Sabato è lavorativo e festivo.
Sveglia presto nonostante le ore piccole. Missione: trasformare la cantina in una Playboy Mansion. Lavorato tutto il giorno con la mia famiglia per creare un ambiente conviviale da condividere con gli amici, eccitante da condividere con le ragazze. Una sudata della madonna e due viaggi in discarica, con la macchina stra-piena di rifiuti di vario genere. Abbiamo trovato anche una rana mummificata, Piero Angela ha detto che era uno spermino di tirannosauro. Ho trovato anche un sacco di vecchi giocattoli che verranno donati in qualche modo a chi ne ha bisogno. Avevo un monopattino stupendo che ho regalato ai miei vicini-nipotini, che gioia che mi danno, sentirli giocare da casa mia mi fa apprezzare sempre di più la vita.

La sera, con poca voglia, si va a ballare a Milano, la serata fra tutti degenera nelle piste rock e commerciale, momenti esilaranti si alternano a momenti da vero manicomio. Nella pista rock eravamo tutti dei chitarristi e dei batteristi, un delirio elettrico, ad urlare versi e parole inventate facendo finta di sapere le canzoni… Il mio cellulare ha cercato nuovamente di scappare, ad un certo punto ho dovuto tirargli un calcio e metterlo accuccia vicino alle scarpe. La mattina, con poca voglia, si va a casa a dormire…

Domenica è sempre Domenica.

Un sabato di mezza estate – Chi dorme non piglia alcol!

L’aperitivo.
Ore 19:00, giornata pesante trascorsa a sistemare un pc e a prendere i biglietti di Yann Tiersen, si viaggia, sotto il sole, puliti e profumati per il sabato sera. Come mai così presto? Bisogna andare dal Kras a farsi pagare per i lavori svolti, e dato che lui non ci sta dentro con i soldi, mi paga con un aperitivo. Che poi non so se per lui sia meglio o peggio, io so solo che con quei soldi mi sarei comunque ubriacato. Decidiamo quindi di azzerare la filiera per risparmiare eventuali perdite di tempo. Entrando in camera sua, vicino al letto, noto un tavolino con una bottiglia di vino e dei piattini con affettati e formaggi… Oh figa… Ho interrotto un brutto momento… E invece no, è tutto per me, e ci si ubriaca ascoltando frenchcore e parlando di fighe. Che siano italiane o bulgare, hanno sempre la testa malata.

La cena.
Raggiungo gli altri con la mia motocicletta, sono già brillo, la bottiglia di vino si è poi moltiplicata e son diventate due. Una a testa quindi, o dovrei dire, una già in testa, che dona allegria, tanta allegria. Il bello poi, è che gli altri sono al bar, quindi l’attesa dei soliti ritardatari, si tramuta in quattro bicchieri di Lugana, belli freschi, che vanno giù come mio padre quando scende in cantina, a prendere il vino, bel cuntént. Si va poi a cena, in uno di quei ristoranti dove c’è il cameriere gay, dove entri col timore che ti prendano per il culo, dato che la prima volta che ci siamo andati, il cameriere, si era preso un mio amico in simpatia, e gli dava delle porzioni della madonna, mentre a noi ci spiegava a fatti cosa fosse realmente la fame nel mondo.
La cena invece è andata benissimo, tris di primi, costata da 1kg in due, una bottiglia da vino in due e due giri di limoncello offerti dalla casa, che secondo me “offerti” è una parola grossa dopo aver speso 40€ a cranio.

Il dopo cena.
Delirio e allegria in ogni mia singola cellula, in giro con la mia motocicletta, tra parco, bar e casa di Fede, per poi accamparsi lì definitivamente con tutti gli altri a far festa, tra limoncelli, rum e altre risate in bottiglia. In questa fase della serata cercavo in tutti i modi di rompere il mio telefonino, lanciandolo ovunque e prendendolo a calci, senza successo. Per il resto, il degenero ha impossessato tutti, per prima la stessa Fede, che si è addormentata appena arrivati, lasciando casa sua in balia degli svitati, che inteneriti, l’hanno coperta con la trapunta dei gatti…

Il vuoto.
Momenti che in pochi ricordano, ma ci sono fotografie a testimoniare che eravamo quasi tutti vivi…

La notte.
Mi addormento per terra sul tappeto, Pasqua si è preso cura di me, dandomi un cuscino e togliendomi le calze. Lo vedo poi portare Fede di sopra a letto, come se fosse una sposa, e secondo me ha anche cozzato addosso a qualcosa che lei si è svegliata con diversi lividi… C’è chi mi saluta, con le mani unte, mentre la stanza gira… I gatti mi vengono a trovare, dormiamo un po’ insieme, ma poi se ne vanno… Russo troppo…

La mattina.
Ore 9:00, giornata pesante e ricca di postumi, mi sveglio in un luogo che non è la mia stanza, non è la mia casa. Vado in bagno a fare tre ore di pipì, a lavarmi la faccia e i denti con il dito. Sono in paranoia perchè non ho chiesto il permesso di dormire lì e non sapevo quindi se c’erano in giro eventuali genitori. Sento poi dei rumori e qualcuno avvicinarsi alla porta… Un sollievo della madonna quando poi si è rivelata Fede. Si sveglia anche Paola e facciamo colazione con vino bianco, pasticcini e “succo alla frutta del sabato sera”. Rievocazioni di ricordi sotto uno splendido portico, passeggiata in un magnifico giardino, a piedi nudi, con tanto di assaggio di basilico, salvia e menta, il tutto sotto lo sguardo allibito dei vicini di casa… C’è stato anche un rinnovo d’amicizia, tra due amiche, che per non esser banali, scambiano con i piedi, un segno di pace.